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Il voto “personale” nelle elezioni comunali in Calabria, analisi del dott. Roberto De Luca, del Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali dell’UniCal

elezioni-comunali-1ARCAVACATA DI RENDE (COSENZA) – Dopo lo svolgimento del secondo turno, un’analisi più a freddo di quanto accaduto nelle ultime elezioni comunali in Calabria ci consente di sottolineare ciò che è stato il motivo dominante di queste elezioni, il voto “personale”. Soprattutto la netta vittoria di Mario Occhiuto a Cosenza al primo turno ha evidenziato il suo successo “personale” e la chiara volontà espressa dai cittadini a favore di un candidato.

Il voto alla persona non è certamente un fatto nuovo di queste elezioni. Infatti, da molto tempo, soprattutto nel meridione, il voto personale è una forte motivazione che spinge alla partecipazione molti cittadini che, altrimenti, delusi dai partiti e dalla politica più in generale, non si recherebbero alle urne. Ma non è solo il voto al candidato sindaco, la scelta diretta del primo cittadino, che alimenta la partecipazione. Sono i tanti candidati consiglieri che riescono a mobilitare amici, parenti e conoscenti per ricevere da loro una preferenza.

Il voto ai candidati consiglieri in tutti i comuni sia grandi che piccoli è misurato attraverso l’indice di preferenza, il rapporto fra voti di preferenza espressi e voti di lista, o voti di preferenza esprimibili, pari ai voti di lista per due in quei comuni superiori ai 5.000 abitanti dove si può esprimere una differenza di genere. Questo indice per i comuni calabresi rimane altissimo. Nei comuni inferiori ai 5.000 abitanti è quasi sempre superiore al 90% mentre se riuscissimo a valutare quanti elettori abbiano espresso almeno una preferenza nei comuni superiori ai 5.000 abitanti, probabilmente avremmo la stessa percentuale dei comuni più piccoli di elettori che votano per un candidato consigliere.

A Cosenza, Mario Occhiuto grazie alle sue 15 liste e 480 candidati, è riuscito ad avere il consenso di quasi il 60% dei votanti. Anche nell’altro comune dove il sindaco è stato eletto al primo turno, Cassano all’Ionio, Giovanni Papasso ha ottenuto il 60% dei consensi con 8 liste e 122 candidati, due liste in più del suo principale avversario. Non è tanto la quantità delle liste facenti parte di una stessa coalizione che determina il successo del candidato sindaco; la quantità deve essere associata alla “qualità” delle stesse liste, qualità che si può misurare attraverso la quantità di consensi che riescono ad ottenere i candidati consiglieri. Molti candidati che superano i 100 voti di preferenza e pochissimi a zero o pochi voti sono un valido indicatore della “qualità” delle liste.

Come aveva fatto Mario Oliverio nella costruzione del suo successo elettorale alla regione, che con largo anticipo aveva preparato le sue liste, così Mario Occhiuto ha predisposto strategicamente il suo piano, consapevole che i consensi sarebbero arrivati dai consensi personali alla sua persona e ai suoi candidati consiglieri.

La capacità dei candidati sindaci di attrarre consensi solitamente viene misurata attraverso un indice – abbastanza grezzo perché non tiene conto di alcune variabili territoriali circa il comportamento elettorale – denominato di personalizzazione e pari al rapporto fra la differenza dei voti ottenuti dal candidato sindaco e i voti di lista della coalizione. Tale indice può essere sia di segno positivo che negativo. Nel calcolare l’indice riusciamo anche a registrare l’utilizzo del voto disgiunto da parte dell’elettore e stabilire quanti elettori votano esclusivamente per il candidato sindaco e non per una lista.

A Cosenza l’utilizzo del voto solo al candidato sindaco è stato limitato a 978 elettori, cioè poco più del 2% di tutti i votanti; tutto il resto degli elettori ha votato anche una lista e, quasi sempre, ha espresso almeno una preferenza per un candidato consigliere. Occhiuto ha un indice positivo di 9,6% cioè ogni 100 voti ottenuti, quasi 10 sono suoi “personali”. Guccione, il principale sfidante di Occhiuto, ha un indice negativo di 27,6% cioè più di un quarto dei votanti di una lista della coalizione ha optato per un altro candidato sindaco. Un valore molto alto in positivo lo fanno registrare, invece, Valerio Formisani e Gustavo Coscarelli, entrambi in competizione con una sola lista. Formisani ottiene il 113% dei voti in più rispetto alla sua lista e Coscarelli, candidato del M5S, il 91,3% in più. Questo fenomeno è ricorrente ovunque per il M5S che segnala la bassa qualità delle liste locali secondo i parametri indicati sopra (la capacità dei candidati consiglieri di ottenere voti di preferenza).

A parte il risultato di Formisani, comunque poco al di sotto del 6% dei consensi, questi numeri esprimono fondamentalmente la volontà degli elettori di votare solo per un candidato consigliere. La controprova di ciò si ha nel secondo turno quando nei contesti che esprimono molti voti di preferenza, cala visibilmente la partecipazione. E’ quello che è successo anche a Crotone, Rossano e Cirò Marina, dove si sono svolti i ballottaggi. Altro corollario che possiamo desumere da questi dati è che sono soprattutto i candidati consiglieri ad alimentare la partecipazione. E a Cosenza, per esempio, con un candidato ogni 43 votanti non poteva essere diversamente.

A Cassano, l’altro comune con il sindaco eletto al primo turno, Papasso pur avendo ottenuto quasi il 3% dei voti in meno rispetto alle sue liste riesce ad essere eletto. Anche in questo caso è stata premiata la capacità di allestire un efficiente, per numerosità e qualità, gruppo di liste.

Nei due comuni più grandi che domenica sono andati al ballottaggio, Crotone e Rossano, probabilmente per la numerosità dei candidati sindaci in lizza capaci di ottenere consensi “personali”, i due candidati sindaci più votati hanno ottenuto meno voti delle loro coalizioni. A Crotone al ballottaggio ha prevalso ampiamente Ugo Pugliese, che partiva in svantaggio, il quale ha ottenuto oltre 3.800 voti in più rispetto al primo turno mentre la sua avversaria, Rosanna Barbieri, ne ha ottenuto circa 1.600 in meno. A Rossano prevale di misura Stefano Mascaro su Ernesto Rapani (7.121 voti per Mascaro contro i 7.109 di Rapani). Partiti da percentuali basse di voti al primo turno, entrambi i candidati hanno guadagnato numerosi consensi al secondo turno, Mascaro oltre 2.700 e Rapani oltre 3.040. A Cirò Marina, l’altro comune andato al ballottaggio, Nicodemo Parrilla, il candidato sindaco più votato non vince al primo turno perché non riesce ad ottenere il voto “congiunto” di una parte degli elettori che hanno votato le liste che lo sostenevano. Al secondo turno riesce a prevalere pur ottenendo circa 480 voti in meno rispetto al primo turno, e ciò in conseguenza del calo dei votanti.

voto_personale_elezioni_com_calabria_2016Queste misurazioni, utili per un’analisi in profondità del risultato, delineano comportamenti elettorali che non riescono però a darci molti spunti per una previsione di quanto possa accadere nel ballottaggio. Possono essere diversi i fattori che giocano a favore o sfavore dei candidati sindaci rispetto alla coalizione. E proprio per i criteri insiti nella scelta di tipo personale, è determinante il campo dei partecipanti. Può essere cosa profondamente diversa per un elettore scegliere fra 7-8 candidati sindaci rispetto a due sole persone. Né le indicazioni dei partiti possono influenzare più di tanto gli elettori del primo turno, considerato, appunto, che gran parte di essi ha operato una scelta di una persona, candidato consigliere, e non di un partito. Viene meno il voto di appartenenza, assenza che viene attestata dalla quasi scomparsa dei partiti nazionali, e il voto di tipo personale può aprire e chiudere scenari elettorali in un breve volgere di tempo. Il sensibile calo dei votanti al secondo turno è significativo di come l’interesse di molti elettori è solo per i candidati consiglieri, mentre la partita per il sindaco demoeletto non sembra appassionare più di tanto un numero consistente di cittadini.

Questi dati confermano nei comuni calabresi la difficoltà dei partiti ad assicurare la dovuta rappresentanza di tutti i cittadini. Il voto alla persona, ingenerando una larga partecipazione di cittadini al voto, sembrerebbe un giusto rimedio per migliorare la democrazia locale, ma occorre rilevare che la politica, anche nelle istituzioni locali, è azione collettiva e che la giusta rappresentanza dovrebbe essere garantita non da singoli ma da attori che per natura svolgono, appunto, azione collettiva, cioè i partiti, nelle vecchie e nuove forme.

Roberto De Luca
Osservatorio Politico Istituzionale
Dip. Scienze Politiche e Sociali – UNICAL

 

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