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La famiglia, principalmente un’opportunità! Grande partecipazione alla tavola rotonda alla quale ha partecipato l’Arcivescovo Mons. Francesco Nolè

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CASTROLIBERO (COSENZA) – Mercoledì 7 giugno, nel gremito auditorium “Giovanni Paolo II” di Castrolibero, si è tenuta una tavola rotonda dal titolo “La famiglia, principalmente un’opportunità!”, organizzata dal CIF di Castrolibero. Sul tema, tratto dalla “Amoris Laetita”, l’esortazione apostolica di Papa Francesco, si sono avvicendati, introdotti e coordinati dal presidente del Forum delle Associazioni della provincia di Cosenza, Marco Piccolo, il portavoce del Forum del Terzo Settore di Cosenza, Antonio Tiberi, i responsabili dell’Ufficio Diocesano di Pastorale Familiare, Gianluca e Zaira Marino, e l’Arcivescovo di Cosenza-Bisignano, S.E. Francesco Nolè, che ha concluso i lavori. I saluti iniziali sono stati affidati alla presidente del CIF di Castrolibero, Alba Caira, al Parroco di Andreotta e Cancelliere dell’Arcidiocesi, don Cosimo De Vincentis, e al Sindaco di Castrolibero, Giovanni Greco. Erano altresì presenti fra il pubblico l’on. Franco Sergio, consigliere regionale, il vicario generale dell’Arcidiocesi di Cosenza-Bisignano, Mons. Gianni Citrigno, il vicario episcopale per la Famiglia, don Aldo Giovinco, l’assistente diocesano per la pastorale familiare, don Francesco Sprovieri, e numerosi responsabili di associazioni e movimenti, fra i quali il presidente del CSV, Gianni Romeo, il segretario della Consulta Diocesana dei Laici, Filippo Salatino, ed il presidente provinciale delle ACLI, Saverio Sergi.

Nell’introdurre l’incontro, Marco Piccolo, ha evidenziato come nell’attuale dibattito sulla famiglia e sulle politiche familiari, si debba sfatare l’immagine di un soggetto che chiede l’elemosina. «La famiglia, oggi, non va tanto aiutata – ha affermato il Presidente del Forum delle Famiglie di Cosenza – ma va messa piuttosto nelle condizioni di aiutare il nostro Paese, perché da sempre essa è l’unica capace di generare quel “capitale sociale” che è il presupposto per la creazione di un capitale economico nuovo, fondato sulla condivisione durevole, sulla dignità della persona e sulla sussidiarietà. Per questo motivo proponiamo a tutti i comuni l’applicazione del “Fattore Famiglia” per politiche fiscali familiari più eque, e per lo stesso motivo stiamo promuovendo il progetto “Immischiati a Scuola”, al fine di riattivare nei genitori il desiderio di candidarsi responsabilmente nei consigli di classe e di istituto delle scuole dei loro figli».

Nella sua relazione, Antonio Tiberi, ha fortemente richiamato l’ormai improrogabile necessità di attuare una programmazione delle politiche sociali in Calabria, affidate sempre più agli enti locali. «Il privato sociale, e gli enti del terzo settore che operano sul territorio, devono avere voce e rappresentanza, e partecipare alla programmazione degli interventi sociali nel nuovo welfare regionale. Tutto questo richiede sacrificio ed organizzazione, ma è indispensabile per evitare che chi vive oggi in condizioni di fragilità, scivoli inesorabilmente in una condizione di inferiorità sociale. In questo contesto – ha spiegato il leader del Terzo Settore di Cosenza – le famiglie devono essere messe in condizione di essere protagoniste, soggetti, e non solo oggetti di politiche sociali, per la creazione di un nuovo “welfare familiare” che non consideri più le persone, i loro bisogni e i loro diritti, guardando a loro come singoli, ma anche per la loro appartenenza a nuclei famigliari. Anzitutto dovremmo partire dalla coppia, dalle conflittualità che a volte si generano all’interno di essa, spesso trascurate, ma che penalizzano gravemente i figli innescando fenomeni seri di disagio sociale».

I coniugi Gianluca e Zaira Marino, hanno invece offerto a tutti la loro testimonianza di coniugi e genitori di due bambine, e la particolare esperienza che fanno come responsabili dell’Ufficio Famiglia della nostra Arcidiocesi. «Nonostante l’esortazione di Papa Francesco parli di gioia e letizia, spesso sembra che sposarsi sia una cosa triste e mesta, e che la gioia si riduca al solo giorno del matrimonio. Ma nella nostra esperienza, pur tra le inevitabili difficoltà – ha raccontato Zaira Sorrenti – scopriamo il vantaggio di stare insieme! La cura dell’altro, il farsi carico dei problemi comuni, l’educazione alla fraternità e alla fiducia fra le persone, la gioia dello stare insieme! Da un punto di vista sociale, d’altra parte, di tutto questo spesso non viene tenuto conto, penso soprattutto a come il mettere su famiglia, e soprattutto la maternità sia stato per me, come per molte altre donne, un ostacolo al lavoro». «Noi pensiamo che l’Ufficio Famiglia sia un’opportunità per le famiglie della nostra diocesi – ha poi continuato Gianluca Marino – in quanto offre un accompagnamento proprio alle famiglie nascenti, alle giovani coppie, spesso affidandole a delle coppie adulte, che noi chiamiamo “coppie angelo custode”, che le aiutino ad evitare le due grandi tentazioni: l’individualismo che impedisce all’io di aprirsi al noi, e il familismo che al contrario li fa vivere separati dalla società senza aprirsi agli altri.»

Nelle sue conclusioni, invece, il nostro Arcivescovo Francesco Nolè ha invitato tutti ad occuparsi della famiglia in quanto è il pilastro della nostra società e come tale va difesa. «Tutti quelli che abbiamo a cuore la famiglia dobbiamo dire chiaramente a tutti che famiglia vogliamo! Se nella Amoris Laetitia si parla di gioia, perché poi vediamo tante esperienze di dolore e di separazione? Perché l’amore di cui parla l’esortazione apostolica è un amore cristiano: fedele, indissolubile e unico. Dobbiamo riconquistare la nostra umanità dando valore allo stare insieme delle famiglie. Per questo ho chiesto che i corsi di preparazione al matrimonio prevedano almeno 12 incontri! Ed allo stesso modo auspico che nascano, anche dalla sinergia espressa dalle associazioni presenti a questa tavola rotonda, con le quali auspico altri incontri di questo tipo, dei corsi di accompagnamento al matrimonio civile nei comuni. Perché parlare di famiglia non è un privilegio, ma tutti dobbiamo occuparcene».

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