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Su CONFLUENZE brilla la stella del desert blues, Goumar Almoctar, in arte “Bombino”

COSENZA – La lingua è il tamashek, quella dei tuareg, la tribù in cui è nato e cresciuto, la tribù che lotta da secoli contro il colonialismo e l’imposizione dell’Islam più severo. La storia di Goumar Almoctar comincia da qui; poi, ancora bambino, una chitarra dimenticata da parenti durante una delle tante fughe con la famiglia, fa il resto.

Oggi Goumar, conosciuto in tutto il mondo come Bombino, è la stella più luminosa del desert blues. Le sue storie di ribellione e di pace, accompagnate da un suono caldo, sabbioso e coinvolgente, arrivano a Cosenza sabato 1° luglio, nell’ambito di “CONFLUENZE-Festival delle Invasioni 2017”, in continuità con il messaggio universale di pace che parte forte dal grande evento estivo organizzato dall’Amministrazione comunale di Cosenza, a valere sull’Avviso pubblico regionale per la selezione e finanziamento di interventi per la valorizzazione del sistema dei beni culturali, la qualificazione e il rafforzamento dell’offerta culturale.

Per la critica è il Jimi Hendrix del deserto, con il suo groove ha elettrizzato tutti, da Dan Auerbach dei Black Keys che ha prodotto il suo ultimo album Nomad, a Jovanotti, con cui ha collaborato per il suo ultimo single, Si alza il Vento. Bombino, lungo il suo cammino dal Niger, ha raccolto la malinconia del blues, l’elettricità del rock, la solennità della musica devozionale e tribale dell’Africa sahariana. Il suo concerto – ore 22, sul palco alla Confluenza dei fiumi – da un esordio acustico dove la cassa ancestrale della calabash fa da controcanto ai virtuosismi della chitarra classica, spicca il volo in una seconda parte elettrica e vigorosa, una cavalcata sonora da Ali Farka Toure a Jimi Hendrix.

Note

Allievo del celebre chitarrista Tuareg Haia Bebe, entra a far parte della sua band e lì acquisisce il soprannome di Bombino, una storpiatura dell’italiano “bambino”. Inizia ad appassionarsi a Jimi Hendrix e Mark Knofler, di cui studia le tecniche durante i pascoli tra Algeria e Libia. Tornato in Niger Bombino intraprende la carriera di musicista a tempo pieno ed il suo talento non passa inosservato. Nel 2009 un incontro casuale con il regista Ron Wyman cambia il suo destino. Ma è solo un anno dopo che Wyman riesce a rintracciare Bombino, nel frattempo costretto a fuggire in Burkina Faso in seguito all’assassinio di due membri della sua band, uccisi in una rivolta. Wyman dedica gran parte del suo documentario sulle tribù Tuareg a Bombino e diventa produttore di Agadez, l’esordio solista su disco (il primo album risale al 2009, Group Bombino – Guitars from Agadez, vol. 2).

Nel frattempo la fama del giovane talento cresce fino ad essere conosciuto in tutto il mondo e suonare nei più importanti festival musicali, con collaborazioni prestigiose, tra cui quella con Keith Richards. Dan Auerbach (The Black Keys) incontra Bombino e ne rimane folgorato, decidendo così di produrre Nomad, il terzo disco uscito in tutto il mondo ad aprile 2013 su etichetta Nonesuch/Warner. Registrato nello studio di Auerbach a Nashville, Nomad è l’incontro del desert-rock con il blues, suonato dalle abili mani di Bombino ed arricchito dalla sua voce intensa e vigorosa.

Le sonorità di Bombino ricordano quelle dei Tinariwen, vicini suonatori del deserto, ma le sue melodie elettrizzanti, che racchiudono lo spirito della resistenza e della ribellione, trasudano un groove irresistibile. Una versione del blues densa e magmatica, a cui si aggiunge la particolarità di svincolarsi dalla classica metrica basata sul “call and response” tra cantante solista e coro (solitamente femminile) rimpiazzando quest’ultimo con le disgressioni melodiche della chitarra. Compositore e chitarrista desert-rock, Bombino si rifà alle sonorità tipiche degli anni 60-70, da Jimi Hendrix a Jimmy Page, inserendole in un contesto rock-blues di matrice americana arricchito da vocalismi in Tamasheq, la lingua Tuareg.

In Italia il sound di Bombino ha conquistato tutti, da Fabio Fazio che lo ha voluto ospite a Che tempo che Fa a Jovanotti che affascinato dalla sua storia lo ha coinvolto nella produzione del suo ultimo album. Nasce così “Si alza il vento”, frutto della collaborazione tra l’artista toscano e il chitarrista tuareg. Un concerto in cui condividere la freschezza del rock e il suo profondo desiderio di pace e libertà.

Il suo ultimo album, Azel, è stato registrato a Woodstock lo scorso ottobre ed è uscito all’inizio di aprile 2016 per l’etichetta americana Partisan Records. I fan di Bombino e della musica Tuareg in generale, noteranno diverse innovazioni nei brani di questo disco. La prima è l’introduzione di un nuovo stile di cui Bombino è pioniere e che lui chiama affettuosamente “Tuareggae”, un’unione tra il blues/rock Tuareg con lo stile raggae one drop. Un’altra è l’utilizzo per la prima volta di armonie vocali occidentali all’interno di brani di musica Tuareg, che danno alle canzoni nuova intensità. Infine la sua band risulta più energica ed unita che mai. Il risultato di tutti questi elementi è il suo migliore e più rivoluzionario album, Azel.

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