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Il giornalista e scrittore Antonio Sergi agli incontri della Commissione Cultura

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giornalista_antonio_sergi_in_commissione_culturaCOSENZA – Non dice cose scontate, neanche quando è al bar. Figuriamoci quando parla in pubblico. Ma ciò che dice lo esterna con una naturalezza ed un candore disarmanti.

E’ fondata su questa apparente contraddizione la cifra di riconoscibilità di Antonio Sergi, giornalista-pubblicista e scrittore, autore del breve, ma apprezzatissimo saggio “Assoggettati”, pubblicato per i tipi dell’editore Comet, già presentato in altre occasioni e di cui si è tornati a parlare nel Chiostro di San Domenico per iniziativa della Commissione cultura del Comune di Cosenza che al giovane Sergi, 27 anni appena, ha consegnato un riconoscimento per valorizzare il suo talento.

Si vede lontano un miglio che ha condotto studi rigorosi e che è di buone letture. Un colto, ma di quella forma di cultura non supponente che, anzi, lascia aperte le porte all’arricchimento quotidiano, con chiunque entri in contatto, forte di una predisposizione genetica all’ascolto dell’altro da sé. La sua battaglia la combatte sul fronte della scrittura. Una scrittura profonda ma mai urlata, pregna, piuttosto, di un garbo e di un aplomb che lo collocano tra i depositari di uno stile di vita, prima ancora che professionale, che se non fossimo certi delle sue radici calabre, sembrerebbe uscito direttamente da un film di James Ivory.

Eppure Antonio Sergi è calabrese fino al midollo, essendo il suo un andirivieni tra Cosenza, dove è nato, e Reggio Calabria, la città che lo ha visto crescere e studiare, prima della sua decisione di mettere radici nella terra dei Bruzi dove attualmente ha scelto di vivere e dove continua a lavorare, sia pure tra mille difficoltà.

Introdotto, al solito, dal Presidente della Commissione Cultura Claudio Nigro, l’incontro ha visto la relazione del consigliere Mimmo Frammartino che ha ripercorso le tappe della vita professionale di Sergi e quelle del suo breve saggio “Assoggettati”.

“La Calabria – ha detto Frammartino – è piena di tanti giovani che stanno prendendo piede e consapevolezza e che si danno da fare, senza stare con le mani in mano. A questi giovani la Commissione cultura vuole dare la giusta visibilità, ma anche stimoli e incoraggiamenti ad andare avanti. Antonio Sergi è uno di questi, una persona straordinariamente colta”.

Giornalista televisivo e della carta stampata (attualmente lavora per la rete televisiva regionale “Telemia” e collabora con “Gazzetta del Sud”, “il Giornale” e “il Giornale OFF”), Antonio Sergi è anche ricercatore sociale e ha insegnato crossmedialità nelle scuole. La sua particolarità è che ha i modi di un gentiluomo d’altri tempi, coniugati ad una predisposizione verso la globalizzazione e l’utilizzo a 360 gradi delle nuove tecnologie. “Ha coltivato il sogno di fare il giornalista dall’età di 14 anni – sottolinea Frammartino – La sua è una storia da raccontare. Si è sentito e si sente ancora oggi un non garantito”.

Appassionato di Italo Calvino, ha nello scrittore Fulvio Abate, che ha curato la postfazione del suo libro, e nel giornalista Antonello Piroso i suoi modelli di riferimento.

Il suo – ha aggiunto Mimmo Frammartino – è un saggio carico di spunti, contenuti, riflessioni che stimolano il lettore a porsi degli interrogativi, soprattutto sulla precarietà del lavoro che genera la precarietà dei sentimenti. Una provocazione intelligente, ma dal sapore amaro”.

Per Antonio Sergi che pure ha avuto altri premi, il riconoscimento della Commissione cultura “ha un sapore diverso. E’ un momento importante della mia vita – ha detto nel corso del suo apprezzato intervento – che mi ripaga anche delle sofferenze e delle rinunce che ho dovuto affrontare”. Definisce il suo libro, “Assoggettati”, quasi un tascabile, ma in verità si tratta più di un pamphlet. Lo dedica ai genitori “che mi hanno sostenuto moralmente, con la forza dei sentimenti.

Sono certo che non riuscirò a dare ai miei figli quello che i miei genitori hanno dato a me. Avevo di fronte due strade: arrendermi oppure agire e condurmi in direzioni diverse. In maniera ironica ho cercato di lanciare delle provocazioni.
Oggi il mondo ci viene presentato come immodificabile”. E la leva del cambiamento Sergi la individua nella cooperazione. “Se non hai una sussistenza come puoi avere una relazione felice o una famiglia?”. Sergi teorizza la necessità di nuovi modelli di sviluppo per andare oltre la mercificazione. Coltiva il privilegio di dare valore ai sentimenti che a volte può risultare anche una condanna e detesta – non ne fa mistero – alcuni modelli come Selvaggia Lucarelli. “Non ci si può ergere sul piedistallo su ogni cosa. Il mio è un invito alla cooperazione, nella vita, come nel lavoro. Mi ritengo una persona fortunata perché non ho le spalle coperte, ma ho incontrato tanti angeli terreni. La cosa più facile è sorridere. Il bene paga. Si va sempre di fretta. E’ fondamentale, invece, darsi delle radici emotive”. Il suo sangue è di colore amaranto e confessa di essere tifosissimo della Reggina, ma “Cosenza mi ha adottato” – aggiunge – e non teme di essere smentito quando candidamente afferma che “a Reggio non avrei avuto questa disponibilità”.

“Assoggettati” sembra, oltre che un saggio, una sequela di aforismi nei quali distilla salutari pillole di intelligenza. Provare per credere: “La vera rivoluzione è l’amore tra le persone. L’inclusione, la cooperazione e la condivisione. Non bisogna farsi cambiare dal mondo”.

Mette a nudo quella forma di “potere subdolo che si esercita sulla mente e sui corpi”, altrimenti definito da Sergi come “sfruttamento della passione in cui vittima è chi svolge lavori intellettuali e subisce una forma di ricatto emozionale o salariale (per i più fortunati).” Il suo è un atto d’accusa contro il capitalismo e le logiche del profitto ad ogni costo. Ma Sergi ha pronta la strategia e non ha armi spuntate, se queste si chiamano bene e amore. “Se la bellezza della propria anima riuscirà a rimanere integra, varrà la pena qualsiasi sacrificio ed ogni sofferenza della nostra vita”. Ed invoca più rispetto ed empatia verso il prossimo.

Completamente catturata dalla scrittura di Sergi si è detta Maria Lucente che considera il giovane giornalista “un’eccellenza di sicuro avvenire”. E aggiunge: “scrive benissimo facendo emergere la parte estetica della scrittura”, apprezzando la dissertazione di Sergi sulla crisi economica e politica.

Nel corso dell’incontro sono intervenuti anche il consigliere comunale Francesco Perri, il giornalista Gregorio Corigliano, Presidente del Circolo della stampa “Maria Rosaria Sessa”, e l’ex consigliere regionale Gianpaolo Chiappetta, tutti unanimemente convinti del valore del giovane giornalista.

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