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La fotografa Stefania Sammarro agli incontri della Commissione Cultura

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fotografa_stefania_sammarro_commissione_culturaCOSENZA – Quando lo scatto sconfina nell’arte e non sai se ciò che hai di fronte è una foto o un dipinto. Fotografia e opera d’arte si mescolano in una sorta di felicissima crasi fino a confondersi.

E’ quello che accade osservando gli scatti di Stefania Sammarro, giovane fotografa cosentina, ospite, nella Sala “Quintieri” del Teatro “Rendano”, della Commissione Cultura del Comune di Cosenza che le ha consegnato un riconoscimento per il suo talento e per essere riuscita ad imporsi anche in contesti internazionali, come testimoniano alcune sue fotografie che hanno guadagnato il passaporto per il Regno Unito.

Con la fotografia “L’Attesa”, ispirata dalla nonna paterna, dalla fede incrollabile, in attesa del nostos del suo amore lontano, si è aggiudicata il Sony World Photography Awards di quest’anno nella categoria “Giovani”, mentre un altro suo scatto, dal titolo “Superstizione”, è arrivato fino alla Crypt Gallery di Londra. “Le mie fotografie rievocano una calma interiore apparente” – si affanna a ripetere Stefania Sammarro. Ma si tratta di figure femminili che dietro questo aspetto di apparente tranquillità, nascondono un animo pensante, attraversato da sogni, pulsioni, emozioni. La predilezione è per donne ritratte di spalle, calate in contesti che trasudano storia, come nel caso di ricorrenti ruderi, e che spesso evocano i non luoghi e le cattedrali nel deserto o quei capannoni dismessi di cui risulta quasi sempre punteggiato il paesaggio calabrese. Le sue figure femminili somigliano ad anime smarrite nei meandri delle tante incompiute della nostra Calabria.

E alla maniera di Robert Doisneau, Stefania ingaggia una battaglia disperata contro lo scorrere del tempo fissando con l’obiettivo i momenti irripetibili dell’esistenza. Alcune foto della Sammarro sembrano fotogrammi usciti direttamente da un film. D’altra parte la sua formazione accademica, laurea al Dams dell’Università della Calabria, indirizzo cinema, rivela questa sua quasi dipendenza dalla settima arte.

Nell’incontro della Commissione Cultura al “Rendano”, introdotto dal Presidente Claudio Nigro, è stato il consigliere Mimmo Frammartino a tratteggiare il profilo della fotografa.

“Stefania Sammarro – ha detto – appartiene a quella schiera di giovani artisti di talento della nostra città che hanno operato una scelta precisa: restare a Cosenza e tentare di affermarsi con successo nel mondo delle arti per contribuire al riscatto della nostra terra. La Sammarro – ha proseguito Frammartino – ha una forte personalità per la straordinaria capacità che manifesta nel comunicare con la fotografia. Per lei fotografare è qualcosa di fisiologico. Il suo essere e sentirsi fiera di essere calabrese ha influenzato molto la sua formazione. Perché con ogni probabilità in un altro luogo non avrebbe realizzato gli straordinari progetti che ha realizzato qui. Si è scelta un alter ego, lo pseudonimo di Ania Lilith, e cioè luce e oscurità, perché le sue foto vivono di contrasti ed il contrasto sta al centro delle sue visioni oniriche”. Subito dopo, è intervenuta la Vice Presidente dell’organismo consiliare Maria Lucente che si è detta molto colpita dagli scatti della Sammarro. “Le sue foto – ha precisato – ti lasciano la curiosità di andare oltre. Il suo lavoro apre la strada a molte suggestioni ed è percorso da un colpo d’occhio magico, di quella magia difficilmente codificabile. C’è in lei una ricerca dell’amore e dell’anima, rarefatta o difficilmente percepibile. Sono certa che ne sentiremo ancora parlare”.

Sono inoltre intervenuti il consigliere regionale Mauro D’Acri, la scrittrice Anna Laura Cittadino, l’attrice e regista Imma Guarasci, il giornalista Francesco Speradio, direttore responsabile del giornale on line “Nòtia” con il quale Stefania Sammarro collabora, e la psicoanalista Simonetta Costanzo.

Quest’ultima, con grande puntualità e competenza, ha scandagliato l’opera di Stefania Sammarro considerando le sue fotografie come percorse da un senso simbolico e che diventano metafore genetiche di un’esistenza. “Sono le immagini della sua anima – ha detto la Costanzo. Più che foto sono dei dipinti. Foto statiche, ma anche dinamiche e in esse lo spazio e il tempo si alternano in una sorta di circolarità. Dietro questi scatti – ha aggiunto Simonetta Costanzo – c’è una magna mater che dirige tutto. Così come c’è l’esaltazione del dettaglio. Negli scatti di Stefania Sammarro Eros e Thanatos vanno insieme a braccetto, non sono opposti, ma sono due facce della stessa medaglia”.

Di poche, ma significative parole, la fotografa, quando al termine dell’incontro, le viene ceduto il microfono. Più che parlare preferisce che a farlo siano le sue fotografie. “Un viaggio, quello fotografico, iniziato tanti anni fa”. Definisce concettuale la sua fotografia “Quando le mie foto non vengono capite – confessa – per me è degradante”. Ringrazia la famiglia che l’ha supportata e sopportata e afferma candidamente di avvalersi di modelle-non modelle “perché le professioniste sono apatiche”. E porta a casa il riconoscimento che le arriva dalla sua città, forse più importante degli stessi apprezzamenti ricevuti alla “Crypt Gallery” di Londra.

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