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“I Cinque sensi di marcia” incontrano la sagra dell’uva e del vino

cinque_sensi_di_marcia_sagra_uva_e_vinoCOSENZA – Non sarà il Chiantishire, ma potrebbe diventarlo e se la presenza a bordo del bus Scopri Cosenza di una “romantica donna inglese”, può essere interpretata come un benevolo segno del destino, c’è speranza per Donnici e le sue uve di entrare, in un futuro neanche troppo lontano, nei grandi circuiti virtuosi del buon vino, apprezzato non solo dai calabresi, ma anche dal resto del nostro Paese e, perché no, dai cittadini d’Europa.

E a ben vedere, il borgo antico di Donnici con i suoi ettari ed ettari di terra coltivata per produrre alcuni tra i migliori vini calabresi, esportati in molti casi all’estero, ma non ancora pienamente serviti nei ristoranti della stessa Calabria, si candida a diventare terra felix perché da queste parti possa attecchire e svilupparsi un turismo enogastronomico o turismo emozionale degno di nota.

E la prova generale di come nessun traguardo sia precluso l’ha data l’edizione speciale di “Cinque sensi di marcia, la felicissima intuizione dell’Assessore al turismo e marketing territoriale del Comune di Cosenza Rosaria Succurro, che ha incontrato la XXXV sagra dell’uva “Sapori d’autunno” convogliando turisti e visitatori saliti sul bus Scopri Cosenza nel borgo antico della frazione alle porte della città e tra i filari di alcune delle sei aziende vinicole sparse sul territorio ed aderenti al marchio Dop “Terre di Cosenza”.

L’iniziativa è stata organizzata grazie all’apporto delle Associazioni di promozione turistica città di Cosenza, “Cosenza Autentica” e “Vivi Donnici”.

Dopo una prima sosta di buon mattino nel centro storico di Donnici, teatro dell’edizione 2015 della sagra, giusto il tempo di visitare dapprima la Cappella congregale di San Michele, che sorge negli stessi luoghi dove sorgeva una Chiesa più grande, del 1600, che andò interamente distrutta in un disastroso terremoto e, subito dopo, la Chiesa di S.Maria delle Grazie, originariamente finita in macerie nel sisma del 1854, ricostruita e riaperta al culto il 3 novembre del 1968, il torpedone con i visitatori e i turisti di “Cinque sensi di marcia”, si è incamminato sulla strada del vino e dei sapori del “Brutium”. Prima tappa, l’azienda “Donnici ‘99” dell’architetto Pierluigi Carci, ottimo anfitrione, che con l’ausilio del Presidente della Fondazione Sommelier calabresi Gennaro Convertini, un’autorità in materia, ha sciorinato i numeri dell’azienda, 30 mila bottiglie all’anno, presentando i suoi “gioielli” di famiglia, quattro vini, due rossi, un rosè e un bianco, quest’ultimo, “Il brigante”, fresco designato, da una guida del settore, tra i primi cento vini d’Italia.

Il tempo di intrattenersi piacevolmente a degustare, insieme ai vini, salumi e formaggi del territorio e il viaggio per gli entusiasti partecipanti a “Cinque sensi di marcia” riprende. Stavolta la meta è la Valle del Fiego, quella che Gennaro Convertini chiama, senza esitazioni, “il serbatoio di tutto il vino Donnici”.

Appena scesi dal bus cabriolet, chi prende in mano le redini della descrizione del vino della zona di Fiego è una specie di simpatico guru delle uve e dei filari. Lui si chiama Peppino Filice e del vino Donnici sa tutto, essendo la sua famiglia abbarbicata a quelle terre da tre generazioni. Il figlio di Peppino sta per inaugurare la quarta e il padre sogna per lui una cantina tutta sua. Dopo aver finito il suo sermone sul vino, ai piedi di un ulivo, chiarendo mescolanze tra vitigni, un tempo universalmente accettate ed oggi sostituite da una scrupolosa selezione tesa a separare i vitigni per farli vivere di vita propria, anziché sperimentare improvvidi accostamenti, Peppino Filice guida i partecipanti al tour dei “Cinque sensi” nel circolo locale dei viticoltori, una sorta di “zona franca” dove le mogli degli stessi viticoltori hanno preparato per gli ospiti una fantastica pasta e ceci alla vecchia maniera, così come si concepiva nel primo giorno di vendemmia.

E mentre si stappa l’ennesima bottiglia di cui Peppino va fiero, un’occhiata all’orologio ed è già tempo di incamminarsi per l’ultima visita programmata, quella all’azienda “Terre del Gufo” degli architetti Giuseppe ed Eugenio Muzzillo. E’ quest’ultimo a fornire i dettagli tecnici del vino che si produce in azienda il cui fiore all’occhiello resta il rosso Timpamara, insignito di premi e riconoscimenti di ogni genere. Alla degustazione dei vini di casa Muzzillo si accompagnano altre prelibatezze. Ancora una disquisizione sui processi di maturazione delle uve e sull’analisi sensoriale, prima i risalire sul pullman. Si è fatto tardi. Si torna a Piazza dei Bruzi, da dove si era partiti. Alessandra Scanga, giovane guida dell’Associazione di Promozione Turistica “Città di Cosenza”, saluta turisti e visitatori e dà appuntamento al prossimo tour e negli occhi di tutti si materializza la speranza che succeda al più presto.

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