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Agli incontri del Festival del Giallo spiccano gli scrittori Simoni, Negri ed Arrighi

cosenza_festival_del_giallo_2COSENZA – Un magistrato che ad un certo punto della sua carriera decide di abbandonare la toga e di scrivere gialli, un ex politico e parlamentare europeo che diventa produttore di vini e che trasfonde nei libri questa sua nuova passione, un avvocato penalista che si lascia sedurre dal legal thriller e che per le sue pagine di successo attinge a piene mani ai casi giudiziari che tratta in prima persona nel suo studio legale.

Loro sono Gianni Simoni, Giovanni Negri e Gianluca Arrighi, i tre scrittori che hanno aperto ieri al Chiostro di San Domenico la serie degli incontri con l’autore del Festival del Giallo e del Noir, promosso dal Comune e dalla Provincia di Cosenza, insieme all’Associazione di promozione sociale “Prospettiva Avvenire”.

Davanti ad una folta platea composta anche da molti giovani, incuriositi da un genere letterario che non conosce battute d’arresto, i giallisti ospiti del Festival hanno, a turno, dialogato con lettori ed appassionati, secondo la formula del Festival, voluta dal direttore artistico Giovanni Guagliardi, che ha assegnato proprio ai “divoratori” di gialli un protagonismo attivo nei confronti dei loro beniamini ai quali hanno rivolto diverse domande nate da una lettura approfondita di buona parte della loro produzione letteraria.

Diviso tra Brescia, la città che gli ha dato i natali e dove ha iniziato la carriera di magistrato, e Milano, dove si è trasferito dal 1985, Gianni Simoni ha a sua volta operato una divisione anche nella sua produzione letteraria, distinguendo due momenti storici, il periodo bresciano e quello milanese, anche se ammette candidamente di sentirsi un apolide, né troppo bresciano, né troppo milanese. Nell’incontro di ieri, durante il quale ha dialogato con Pino Sassano, infaticabile animatore della Libreria Mondadori di Cosenza, e con Giancarlo Carci, dirigente dell’Azienda ospedaliera, ma in veste di appassionato dei gialli di Simoni, l’ex magistrato ha anche spiegato le ragioni dell’abbandono della toga. “Il compito del magistrato, che è anche un peso, è quello di fare giustizia – ha detto – ma quando si incontrano difficoltà insormontabili nell’applicazione della legge e quando le leggi che si hanno a disposizione non rispondono alle più elementari regole della giustizia, il peso diventa schiacciante e allora, meglio andarsene”.

Non fa giri di parole, ma è molto diretto Gianni Simoni, anche quando passa in rassegna alcuni dei misteri che hanno avvolto la storia recente del Paese: la strage di Piazza della Loggia, nella quale perse cinque amici, la P2, il Vaticano di Marcinkus, il caso Sindona, del quale si è occupato da giudice istruttore ed anche nel libro “Il caffè di Sindona” scritto insieme al suo amico Giuliano Turone. Poi parla dei personaggi usciti dalla sua penna: il commissario Miceli e l’ex giudice Petri, (sorta di alter ego quest’ultimo, al centro del popolarissimo “Commissario, domani ucciderò Labruna”) e il commissario Lucchesi, protagonista dei suoi racconti più recenti. A Pino Sassano che gli sottolinea il fatto che il commissario Lucchesi sia un investigatore di colore, Simoni risponde escludendo ogni forma di civetteria o furberia letteraria. Insomma, nessuna ruffianeria,ma “una scelta pensata – spiega Simoni – perché un uomo di colore, anche se ispettore di polizia, vive sulla sua pelle tutte le forme di intolleranza ancora presenti nella nostra società, diventando il veicolo attraverso le quali poterle sottolineare”. Poi aggiunge che molti spunti, nei suoi 15 libri, derivano dalla sua attività di magistrato: “in molti casi ho saccheggiato i miei ricordi” e si congeda tra gli applausi.

Si volta pagina ed ecco prendere posto, nel salottino del Chiostro di San Domenico, Giovanni Negri, giornalista e scrittore, con un passato politico di tutto rilievo come segretario nazionale del Partito Radicale e parlamentare europeo, ma ora anche produttore di vini, circostanza quest’ultima che ha ispirato il personaggio delle indagini di alcuni suoi romanzi, il commissario Cosulich. A dialogare con lui è Sarino Branda, direttore di Unindustria Cosenza, ma qui nella veste di cultore di vini.

E a discettar di vini Negri esce subito allo scoperto: “amo i grandi bianchi del Friuli e i vini della Borgogna” dove si reca molto di frequente. E non si ritrae a raccontare le origini del Romanée Conti, uno dei vini della Borgogna tra i più pregiati e costosi (una bottiglia può arrivare a costare fino a 2.500 euro). “Il vino è lo specchio dell’uomo – dice Giovanni Negri – ed ha con l’uomo un rapporto di natura mistica. Il mondo del vino è un porto di mare dove si fanno degli incontri straordinari ed unici sotto il profilo antropologico”. E quando gli si chiede come è nata la sua attività di scrittore, quello che Negri definisce “il mio salvavita”, ricorda di un pranzo che la vita gliel’ha cambiata sul serio, a tavola con un editor che lo convinse a scrivere inserendo nei suoi libri l’elemento del vino mescolato al giallo. Di Cosulich, il suo personaggio feticcio,dice che è un po’ misogino, come la maggior parte degli investigatori. Ma al confronto con lui, Negri si autodefinisce “meno orso”

Gli ultimi scampoli di discussione vengono riservati a “Il gioco delle caste”, l’ultimo libro, pubblicato da Piemme, una sorta di “House of cards” da cui però Negri prende le distanze per raccontare oggi il potere, la prepotente vocazione al comando e la malvagità insite nella classe politica italiana.

Dal vino al cibo. Lo stretto connubio con la letteratura gialla è stata al centro della conversazione successiva tra il direttore artistico del Festival Giovanni Guagliardi e la Presidente del Consorzio di ristoratori “Assapori” Concetta Greco. Il tema è stato “Risotto, un giallo internazionale”, occasione per discutere delle eccellenze gastronomiche calabresi, assistere ad una video-ricetta e soffermarsi sulla preparazione del risotto alla maniera di Manuel Vázquez Montalbán. Ed è ancora un video, con Andrea Camilleri che ne svela la ricetta, ad introdurre l’intermezzo molto atteso dai partecipanti al Festival del giallo: la degustazione degli arancini di Montalbano che hanno dato il titolo ad uno dei racconti di Camilleri, con al centro il celebre investigatore di Vigata, e che sono stati fedelmente riprodotti dagli allievi dell’Istituto Alberghiero “Mancini” di Cosenza, sotto la sapiente regia del docente Carmelo Fabbricatore.
Dopo la pausa con gli arancini, si torna nel salotto del Festival per gli ultimi incontri della giornata. A introdurre lo scrittore Gianluca Arrighi, avvocato penalista romano che con il suo libro “L’inganno della memoria”, del 2014, è rimasto per un anno ai primi posti della classifica dei thriller più venduti, è stata Assunta Morrone, dirigente scolastico, ma anche lei appassionata di gialli e noir.

Ed è proprio “L’inganno della memoria” l’oggetto della discussione. “Nel libro – spiega Arrighi – c’è tantissimo della mia vita professionale nelle aule di giustizia, anche se rimane un romanzo di fantasia. L’Arrighi scrittore non poteva esistere senza l’Arrighi avvocato, Sono imprescindibili”. E poi passa al setaccio il suo personaggio protagonista del romanzo, Elia Preziosi, un avvocato penalista che passa dall’altro lato della barricata, abbracciando la carriera di magistrato. “Una scelta molto sofferta, come di fronte ad una sliding doors, che si ripercuote inevitabilmente anche sulla sua vita privata”. Quando gli si chiede se Elia Preziosi tornerà, rassicura la platea. “Sì, tornerà ed il suo assistente, l’ispettore Tolfa, sarà nel nuovo libro molto più presente ed avrà un ruolo tutt’altro che marginale”.

A chiudere la prima giornata del festival l’interessante appendice, introdotta da Daniela Giacomoni, con Franco Sumberaz, artista di vaglia con una solida esperienza internazionale e significative collaborazioni in Italia ed all’estero. Sumberaz, che ha curato i restauri di Piero della Francesca e di Paolo Veronese, ha trattato un tema molto avvincente, “Delitti e Misteri nell’Arte”, passando in rassegna i molti enigmi di cui è disseminata l’intera storia dell’arte, prima di annunciare un suo ritorno a Cosenza, per il prossimo febbraio, per partecipare ad una conferenza sulla creatività.

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