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Cleto (Cs), MIGRANDI – 17 e 18 agosto l’arte contemporanea osserva l’emigrazione

imageCLETO (COSENZA) – Al centro del vecchio borgo di Cleto, all’interno di un vecchio frantoio abbandonato, con il patrocinio del Comune gli artisti Tommaso Pensa, Giovanna Sposato e Pasqualino Caparello (LeCap), in collaborazione con la Galleria Vittoria di Roma, Via Margutta e con il sostegno dell’associazione “Vecchia Cleto”, presenteranno la mostra MIGRANDI.

L’esposizione intende osservare da vicino il fenomeno dell’emigrazione da diversi punti di vista e interpretazioni espressive che vanno dalla pittura all’installazione, fotografia e assemblaggi con recupero di materiali antichi. La mostra è introdotta da un testo di Tiziana Todi.
Giovanna Sposato, calabrese di nascita (San Mango D’Aquino) e fiorentina di adozione; Tommaso Pensa, romano ma da anni legato alla Calabria; Pasqualino Caparello fotografo e artista calabrese. Tre esperienze artistiche che si intersecano con la voglia di raccontare a proprio modo l’emigrazione. Pur con tecniche personali e diverse, pittura, fotografia e uso della materia insieme creano un percorso espositivo denso di ricordi ed emozioni, un’installazione unica.

Come nasce “Migrandi”? Ce lo spiega Tommaso Pensa.

“Il tema dell’emigrazione è al giorno d’oggi sempre più attuale, all’emigrazione Italiana degli anni del dopoguerra alla ricerca di lavoro e futuro si affianca oggi quella delle popolazioni del cosiddetto terzo mondo, in fuga da guerre e alla ricerca di una nuova vita. La mostra nasce da una visita fatta l’estate scorsa al borgo di Cleto, esempio visibile di un passato fatto di emigrazione e di abbandono forzato delle proprie origini. Da qui l’idea di unire tre artisti e tre stili espressivi diversi, pittura, assemblaggi con materiali vari e fotografia.

Tre modi di raccontare un fenomeno sociale che insieme creano quella che non sarà una mostra ma un percorso di ricordi, una installazione unica fatta di 3 momenti e di tante suggestioni”.

L’artista romano ha poi spiegato come sarà strutturata la mostra.

image“La mostra è allestita in un vecchio frantoio abbandonato e non più utilizzato, come la maggior parte delle case di Cleto. Il luogo è stato scelto proprio per la suggestione che crea. Entrando nel frantoio ci si ritrova nel secolo scorso, la vecchia macina in pietra con il gioco al quale veniva attaccato l’asino che la faceva girare. In questa ambientazione verranno inserite le opere, una parte fotografica nella quale verrà rappresentato il viaggio che un clochard italiano compie da anni in bicicletta avanti ed indietro dalla Campania alla Calabria ed in parallelo il viaggio di emigranti che arrivati in Italia nei modi più disparati rimangono parcheggiati in attesa di una destinazione e dell’aiuto da parte di tutti. Ci sarà una parte pittorica nella quale verrà “raccontato” o meglio immaginato il sogno di un emigrante italiano del primo dopoguerra, alla ricerca di una nuova possibilità fuggendo dalle sue origini, nascoste però in una valigia. La terza parte racconterà il passato attraverso la memoria, lettere antiche, tessuti antiche e immagini dei luoghi tristemente abbandonati dagli emigranti ma che non vengono mai dimenticati dagli stessi”.
[…]L’arte come narrazione del nostro tempo, del nostro vivere ed interiorizzare le vicende, che passano dinnanzi ai nostri occhi e diventano parte di noi, diventa il mezzo per immergerci in un percorso coniugato secondo il personale sentire dei tre artisti coinvolti. Sicuramente molto suggestivo è il luogo in cui queste opere vengono esposte: il paese di Cleto, nato, secondo la tradizione, proprio dal giungere di migranti che fuggivano da una guerra e dalla distruzione della loro città. […]

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