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“Non ti farò del male”… La tragedia di due piccole donne, Alessia e Martina

Tre colpi. Passati attraverso le coperte. Immagino un soffice piumone che avvolgeva la piccola Martina, un calduccio che solo una bimba che dorme accanto alla sua mamma, nel lettone, sa che sapore ha, che dolcezza e serenità trasmettono. La sua mamma si era alzata all’alba per andare a lavorare e chissà forse Martina sentendo un fruscìo (i bambini si sa hanno un fiuto speciale quando si tratta della loro mamma) avrà allungato una manina,per capire se si fosse già veramente alzata o un altro minuto ancora poteva sentirne il profumo stringendosi a lei. Momenti di piccola felicità quotidiana che si consumano in ogni casa…Un bacio, una carezza di un figlio, come tutte le mattine.

Anche quella mattina la piccola di sicuro avrà ricevuto un bacio sulla guanciotta rosa e accaldata, poi di nuovo sarà scivolata in un bel sonno, in attesa della sveglia per la scuola e di rivedere la mamma al suo ritorno. Invece Martina di lì a poco non avrebbe più lasciato quel lettone, colpita a morte dalla mano di suo padre. Martina è morta nel lettone dove si rifugiava, quel nido dove si sentiva libera da ogni paura.Colpita alla schiena.

Questo pensiero non si toglie dalla testa. Il lettone …Quello dove ogni bambino trova rimedio ai suoi malanni…
Particolari che spezzano il cuore: ieri sera, una vicina senza nome e senza volto ha fatto sapere alla trasmissione “Chi l’ha visto”, degli ultimi momenti della vita di Martina e Alessia Capasso. Dal balcone adiacente sente per l’ultima volta le voci della ragazzina e di quell’uomo, che non è stato capace di fare il padre: è Alessia, la figlia più grande di Luigi Capasso. Forse chiede spiegazioni, grida. Si è alzata perché ha sentito dei rumori, gli spari sia pure attutiti dalle coperte. Pensa che la sorellina è sola nella camera da letto della madre. Sa che sono sole come ogni mattina, si alza corre dalla piccola che avrà bisogno di lei e davanti le si para la scena: Martina è in un lago di sangue. Lui, quell’uomo che non mi sento di chiamare padre, è con la pistola tra le mani, davanti a quella figlia a cui aveva giurato che mai avrebbe fatto del male: “Non ti preoccupare di papà non ti faccio niente”… ”Lo so che tu non mi faresti mai del male”…”No, mai mai” … Le aveva detto una volta al telefono.
La vicina sente gridare qualcosa ad Alessia, poi segue “la voce prepotente e violenta del padre”, che ripete tre volte: “ma allora è colpa mia?”, “ma è colpa mia?”, “ma è colpa mia?” … Un mantra che annuncia morte. Tre colpi. Alessia non c’è più: apparecchio tra i denti, occhi dolci e capelli lunghi da adolescente.

Lui ripeteva “non ti farò del male”, ma quale padre ha bisogno di specificare una cosa del genere se non un uomo che è consapevole di aver terrorizzato le proprie figlie, tante, troppe volte?
Fa rabbia che è successo di nuovo e nessuno ha fatto nulla per impedirlo: un uomo, Luigi Capasso, che spara a sua moglie, Antonietta Gargiulo, e alle loro due figlie, la tredicenne Alessia e Martina, di soli sette anni, uccidendo le seconde e poi togliendosi la vita. Antonietta ieri è uscita dal coma, ce la farà, vivrà, ma che vita avrà, senza le sue adorate figlie? “Fermatelo. Le bambine…” aveva detto da terra in una pozza di sangue dove si trovava. Antonietta aveva chiesto aiuto sia ai colleghi di lui, sia alla polizia. Non lo aveva denunciato, è vero, perché non voleva fargli perdere il lavoro, però aveva raccontato tutto, ma non era stata ascoltata dagli agenti, i quali, anzi, l’avevano interrogata perché lui l’aveva accusata di impedirgli di vedere le figlie. Tutti sanno di un forte disagio familiare: ci sono stati degli esposti e delle visite mediche; sanno in Questura, sanno i Carabinieri, e gli assistenti sociali, e gli amici della coppia, i vicini, il parroco dove le bambine frequentavano il catechismo. Tutti conoscevano l’inferno che quest’ individuo, un carabiniere, dunque anche un “uomo di legge”, che picchiava e tradiva la moglie, faceva vivere alle tre donne di casa.

Un individuo narcisista e maschilista che di fronte alla imminente udienza di separazione ha visto vacillare il suo credo di onnipotenza e ha sentito di perdere il controllo degli eventi e delle persone della sua famiglia, controllo che credeva di aver sempre avuto, quasi ad avere un assurdo diritto di proprietà su moglie e figlie. Nella sua distorta e perversa logica, l’unica soluzione che riusciva a trovare era la morte di quanto non poteva più controllare.
Sappiamo che i genitori sopprimono i figli per infliggere un dolore atroce all’altro genitore che vivrà nel dolore perenne della morte dei figli, basti pensare alla Medea di Euripide; ma Capasso va oltre perché ha cercato di uccidere anche la moglie. Allora ha sparato per “troppo amore”? Come il fratello dell’omicida ha tentato di giustificare? Che abbia sparato per non lasciare Alessia e Martina sole in un dolore infinito, senza più madre e padre? No, questo individuo è andato oltre. Nella sua visione malvagia, forse avrà visto le figlie come un prolungamento della madre, come altre “cose” da eliminare, persone da punire. Poi il suicidio, l’unica cosa veramente razionale compiuta. Nella sua follia un momento di lucidità sul male compiuto.
Oggi è l’8 marzo. Solita retorica, soliti insulsi messaggi alle e sulle donne. Rendiamo un servizio alle donne invece, riflettiamo. Sui dolori dati alle donne di ieri e di oggi. Immaginiamo la paura di Antonietta, e delle sue bimbe a ogni squillo del telefono, ad ogni persona alla porta, ad ogni appostamento di quell’uomo da cui sono terrorizzate. Come è possibile che la tragedia, annunciata, si sia svolta senza che niente e nessuno la impedisse? Qualcuno dice che è normale che si litighi, qualcuno pensa a coprire “la mela marcia” per uno stupido, inaudito, inaccettabile spirito di corpo: la pistola nessuno gliela toglie. Nemmeno gli psicologi poi riescono a venire a capo di questa follia. Forse siamo così indifferenti o forse increduli, da non vedere, non pensare, che a quello lì, che guardiamo con  moglie e figlie nei sorridenti post di Fb, mai possa succedere una cosa del genere; anzi sui social qualche demente, anzi in parecchi, aprono la pagina per augurargli “RIP”.

Siamo passivi, fermi a quello che solo in apparenza riusciamo, o meglio, vogliamo, vedere. Come se non credessimo al male, alla violenza. Non riusciamo più a distinguere il bene dal male, sentire che il dolore di una donna è il dolore di tutte le donne e di tutte le cose.

Oggi i telegiornali ci faranno la conta delle donne uccise nel 2017, nel 2018, dall’inizio dell’anno…Antonietta non sarà dell’elenco. Una morte bianca. Viva, ma come fosse morta. Senza più la sua vita, le sue figlie. Qualcuno avrebbe visto la morte come da preferire per il tanto dolore che le aspetta, quando saprà. Mi auguro invece che viva. Forse sarà di aiuto ad altre donne. Una “spiegazione” deve esserci a tanto umano dolore.

Intanto resta che tutti sapevano. Sappiamo.

Non possiamo assolverci: queste bambine morte condannano chi doveva proteggerle. E poi ci siamo noi, noi tutti, eravamo chiamati a questo anche noi.

Luisa Loredana Vercillo

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