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#pensierisparsi per un compleanno speciale: non festeggiamo il Natale senza il Festeggiato

Ieri a tavola ho chiesto alle mie figlie, una di nove e una quasi di 17 anni: “Cosa ne pensate di tutte queste manifestazioni e concerti dove hanno sloggiato Gesù?” … “Avete fatto caso, ragazze, che si fa a gara a proporre canti, recite, iniziative, il più possibili originali (per modo di dire)? Cantare “Tu scendi dalle stelle” o “Astro del Ciel” non si usa più? Conoscete la storia di Silent Night (che poi è Astro del Ciel)? Le domande sono provocatorie, le figlie non si meravigliano. Provano a zittirmi dicendomi che non si può solo parlare di Natale come della nascita di Gesù Bambino, che ci sono molti “contorni” al Natale, quelli che conosciamo tutti e si apre così un bel dibattito.  “Come si permettono atei, agnostici e pincopallini qualsiasi a festeggiare il Natale?  Rivendico il copyright del Natale per Gesù Bambino!” Dico con veemenza. “A pensarci non ho mai cantato Tu scendi dalle stelle nel coro di Natale” … Ha interrotto una delle due…

Qualche anno fa un fatto destò scalpore: una maestra che aveva detto ai bambini di fare un disegno sul Natale quando un alunno si era messo a disegnare la Natività, glielo avrebbe impedito.  Ai genitori poi avrebbe detto che era “una scemenza” associare la nascita di Cristo al Natale, e che in questo modo si rischiava di offendere il sentimento religioso dei non cristiani.
In un suo celebre scritto, Chiara Lubich considerava: “questo mondo ricco si è “accalappiato” il Natale e tutto il suo contorno, e ha sloggiato Gesù! Ama del Natale la poesia, l’ambiente, l’amicizia che suscita, i regali che suggerisce, le luci, le stelle, i canti. Punta sul Natale per il guadagno migliore dell’anno. Ma a Gesù non pensa…”

Natale ormai come una festa indipendente dalla memoria di ciò che viene ricordato in quel giorno. Ci sarebbe dunque un 25 dicembre che “una volta” celebrava la nascita di Gesù Cristo in Palestina, ma ormai è cosa lontana, solo una tradizione, una festa condivisa solo come un rituale: si fa l’albero, si mangia il panettone e ci si scambiano regali, perché così si usa, niente a che vedere con quell’antica assurda storia di un neonato in una mangiatoia.  E poi che c’entra Gesù Cristo, il 25 dicembre? Ciascuno a casa sua festeggia ciò che vuole. Gesù Bambino è una vecchia fiaba, di cui vogliamo dimenticarci, una fiaba assurda: un Dio che nasce da una donna, per giunta pure vergine e in una stalla! Il Natale oggi è la festa del “siamo tutti più buoni” è laica e illuminata, corretta e fintamente multietnica.

Oggi come allora, non è certo il cuore dell’uomo il luogo dove passa la Storia?! Oppure si? Può esserci ancora il Natale?

Geograficamente e politicamente non era certo Betlemme, il luogo dove passava la storia e la cronaca del tempo: le vie della politica, dell’economia, della religione e della comunicazione passavano altrove. A Gerusalemme, c’era il Tempio, c’erano il Sinedrio e il Sommo Sacerdote, anche il Proconsole romano; lì si facevano i giochi veri, quelli che contavano: le trattative e gli intrighi politici, le regole della religione giudaica, gli affari e i commerci. Il resto era periferia. Oggi, abbiamo le Borse, e il Parlamento Europeo, il Congresso degli Stati Uniti e il Palazzo di Vetro, il Parlamento e il Quirinale. La storia si fa nei templi della politica e della finanza, nei santuari della borsa. Nelle curie potenti dove si maneggia Dio e la religione.

Giornali, radio e televisioni ci raccontano la storia di questo tempo difficile. Una storia che spesso annuncia la sventura dell’uomo che non vuole fare i conti con i limiti della propria natura, in un mondo diviso tra ricchi e poveri dove la pace si fa con le armi e le guerre e la morte seminata da esaltati, sembrano non finire mai.  Altrove dai nostri centri di potere, il vuoto. Anche allora, altrove da Gerusalemme, il vuoto.

Anche a Betlemme, la patria del grande Re Davide era il vuoto. Una città che aveva, certo, un grande passato, ma nessun presente. Era affollata in quei giorni, per il censimento voluto da Roma e lì si compirono i giorni del parto. Maria diede alla luce quel bambino, nato in una stalla, vestito solo dello sguardo di sua Madre. Deposto in una mangiatoia, per lui non c’era posto. Nasce un bambino, una cosa comune, la vita continua a scorrere, solo i pastori guidati da un angelo si accorsero di quello che nessuno vide. Mentre i potenti nei loro palazzi si accorsero di lui alle domande di tre studiosi, astronomi, partiti da lontano in cerca di una stella. E si accorsero di lui non per accoglierlo, ma per espellerlo. Non per fargli festa, ma per eliminarlo. Perché l’incognito fa paura. Meglio prendere subito provvedimenti e sloggiare Gesù.

Dove avviene oggi il Natale? Dove nasce l’Atteso? Chi si accorge di lui? Chi si accorge, per citarne solo alcuni, della Storia che passa per Strasburgo, nelle carni di un giovane, Antonio Megalizzi, preparato, curioso, sognatore speranzoso in una Europa, casa comune, aperta ai giovani e al futuro? Chi si accorge della Storia che passa nelle carni di Silvia Romano testimone di un altro modo di abitare la Terra? O di Aldo, il clochard morto per 25 euro, una storia di povertà materiale e spirituale?

Auguriamoci in questo Natale di avere lo sguardo semplice dei pastori perché possiamo scorgere i segni di cielo nascosti in mezzo a noi. Perché nel mondo, lontano dai luoghi dove sembra passare la storia, ogni giorno nasce l’atteso, l’inedito, il nuovo, nelle tante Betlemme ignorate dai palazzi. E quando ci viene il dubbio di aver sbagliato strada andiamo come i pastori alla grotta dove la salvezza della Storia, di ogni nostra storia, ci viene da un bambino, nato alla periferia dell’Impero, avvolto in pochi panni, deposto in una mangiatoia. Da quella notte in cui la luce vera va ad abitare negli oppressi, nei sofferenti, negli infelici, negli ultimi della terra, festeggiamo il Natale, come ha detto il Papa, ma con il Festeggiato! Auguriamoci uno sguardo limpido, che ci porti a cogliere l’essenziale, il sapore delle cose semplici, la ricerca della pace, la gioia del dialogo, il piacere della collaborazione, la voglia dell’impegno sociale, la tenerezza della preghiera, una vita piena. Risuoni Silent Night come accadde nella notte del Natale del 1914 quando nelle trincee della Prima Guerra Mondiale, le armi tacquero: i soldati tedeschi e quelli inglesi cantarono un unico canto.

Quello che ci è necessario da duemila anni.

L. L.Vercillo

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