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Arcavacata, confermato il successo del suggestivo Presepe Vivente

prespe3ARCAVACATA DI RENDE (COSENZA) – Si è appena concluso, alle 21, nel centro storico di Arcavacata, lungo Via R.Salerno, la seconda edizione del presepe vivente con inizio alle 16.00. Replicato il successo di pubblico per una manifestazione a cui hanno preso parte un gran numeri di figuranti, circa 50.Ad occuparsi dell’attenta organizzazione, curata nei minimi dettagli nella preziosa cornice fornita dalle vecchie ma suggestive abitazioni, il “Comitato Feste Arcavacata”, i giovani, gli operatori pastorali ed i volontari supportati dal Parroco della comunità di Santa Maria della Consolazione, don Michele Buccieri. La manifestazione è rientrata nel programma de “Il Natale a Rende” dell’Assessorato Cultura, Turismo, Spettacoli ed Eventi del Comune di Rende.

La realizzazione dell’evento è stata possibile grazie alla collaborazione dell’intero paese che ha partecipato generosamente, mettendo a disposizione le abitazioni più vecchie e caratteristiche e fornendo, “gli attrezzi” degli antichi mestieri. Le scene presepiali hanno trovato collocazione lungo le abitazioni e lungo la piazzetta principale del paese, dove è stata allestita la capanna che ha ospitato la Sacra Famiglia. Gli abiti indossati dai figuranti sono stati realizzati grazie all’ingegno e la manualità dei vari collaboratori. La chiusura al traffico del centro storico di Arcavacata, ha permesso ai numerosissimi visitatori di muoversi agevolmente tra le vie del paese per partecipare con entusiasmo all’iniziativa.

Che Natale è senza il Presepe?

Il Presepe che si viene a comporre intorno a Maria, a Giuseppe, al bambino, è l’immagine struggente delle nostre povertà, ma anche delle nostre tenerezze. Ci restituisce una dimensione più vera, ci mette dinanzi a ciò che conta veramente, ci indica quell’armonia degli affetti che si specchia nella tradizione e nella bellezza dei segni. Ci restituisce il valore dell’accoglienza: Maria e Giuseppe, il loro piccolo, furono profughi, clandestini, migranti per i quali non c’era posto.

presepe1[1]E così mentre la luna piena fa la sua comparsa, la musica, le fiamme tremolanti dei bracieri, l’odore acre del fumo, i profumi dei cibi preparati, le voci, i gesti e le parole degli uomini e donne affacciati alle loro botteghe hanno proiettato il visitatore indietro nel tempo. Un suggestivo salto di 2000 anni, le strade riportano a quelle polverose della Galilea: l’asinello ed il bue a scaldare un bambinello Gesù di 4 mesi tra le braccia della mamma, le immancabili pecorelle nei loro recinti, la paglia. I Re Magi nelle loro sontuose vesti ci ricordano che la salvezza è per tutti, che ognuno deve trovare la propria strada, che bisogna saper correre dietro ad un sogno, ad un’intuizione del cuore, fino a provare “una grandissima gioia” dinanzi alla capanna.

Ed ancora Erode con la moglie Erodiade e le sue ancelle nel lusso del Palazzo… Quanti Erodi sul nostro cammino che possono opporsi al­la verità, confondere la verità, ma mai fermarla, perché es­sa vincerà comunque anche se debole come un bambi­no.
Riprodotti poi una ventina di “mestieri” dal fornaio alla locanda dell’oste, dalle lavandaie, al fabbro, all’ortolano, ed ancora: l’arrotino, il falegname, i tintori, lo scalpellino, fino ad una bottega tutta della tradizione calabrese quella dei “cuddruriaddri” che sono stati venduti ai visitatori; vendita, il cui ricavato verrà devoluto dagli organizzatori per i bisogni della Parrocchia.

Tanti segni dunque, per ricordare che il Segno è il Bambino che giace nella mangiatoia, che Dio non è quello dei libri e dei teologi, ma della carne in cui è disceso.  Al termine della manifestazione i figuranti hanno creato un brulichio festoso.

Uomini e donne, vecchi e bambini, veri, ma piccoli piccoli con le loro debolezze e fragilità, si danno un da fare incredibile per giungere in fretta alla capanna, dove un bambino vero, piccolo piccolo, ci ricorda che un Dio grande, si è fatto carne per amore nostro.

Luisa Loredana Vercillo

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