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Conte, chiamatela Chanel: “Sono attaccante da pochi gol e leggo Joyce”. Da Cosenza gioca nella Pink Bari

lucia_conteChiamatela Chanel, come la Coco che ha fatto la moda, si girerà. Lucia Conte ha la passione per borse e vestiti, ecco perché quel soprannome. «Per le borse ho proprio una mania. Bauletto e shopping i modelli preferiti. A volte mi chiudo in casa per evitare di uscire a fare danni». Calciatrice per passione, non ama televisione e cinema perché «ho il sonno facile e mi addormento» e preferisce la lettura. «Mi piace tutto. Il genere lo scelgo in base allo stato d’animo del momento. Adesso sto leggendo l’Ulisse di Joyce. Le prime pagine sono state terribili, superate le quaranta è più scorrevole. Me lo hanno regalato e alla fine dovrò confrontarmi. A volte mi distraggo e allora devo tornare indietro e rileggere». 

TRA CALCIO E FARMACIA. A giocare a pallone s’inizia tutti per strada. E lo zampino dei cugini c’è quasi sempre. Così anche per Lucia Conte da Cosenza, 22 anni, attaccante della Pink Bari. «Li guardavo giocare e mi veniva la voglia». La voglia si è trasformata in passione e i genitori l’hanno assecondata. Fino ai 14 anni ha giocato con i maschi. Dopo, la serie B fino alla A2 a Cosenza. «Poi in Calabria è morto tutto e io dovevo scegliere che fare. Cercare altrove o abbandonare. Ho voluto provare l’esperienza fuori casa e sono arrivata a Bari, società seria, ci sto bene, questo è il terzo anno e il primo di serie A». Lucia, che studia alla Facoltà di Farmacia a Cosenza, i primi due anni ha fatto avanti e indietro dalla Calabria alla Puglia: due giorni là e tre qua, complici di questa pendolarità i genitori, spesso autisti per amore. «Mi allenavo da sola, quando ero lontana da Bari. Ma la serie A è impegnativa e mi sono dovuta trasferire. Non è facile conciliare calcio e studio. Alcuni corsi con l’obbligo di frequenza li ho dovuti rinviare. I miei mi aiutano molto. E’ capitato che papà mi sia venuto a prendere dopo una trasferta, abbiamo viaggiato di notte per essere la mattina a fare l’esame. Papà giocava a rugby, fino in serie B, quindi mi capisce e mi sostiene. Ha lasciato per seguire me». Trecento chilometri di Jonica, mica è il Nord, tre corsie di auostrada del sole. Al Sud c’è solo il sole, e non sempre, le autostrade poche, non coprono tutte le distanze. «Col pullman ci vogliono cinque ore, conosco tutte le buche».

ASSISTGIRL. Lucia si definisce attaccante da assist più che da gol. lo dice con timidezza a bassa voce. Che attaccante sei se i gol non li fai? Ma si dice che vale più il gol che si fa fare che quello che si fa. L’assist è un calcolo fulmineo, una triangolazione di sguardo e una mira precisa: la porta è larga e alta, la testa o il piede di un compagno sono come il cerchio piccolo dei 100 punti a freccette. «Gioco dietro le punte. Il gol non è la mia specialità e quest’anno sono proprio ferma, anche perché sono stata a lungo infortunata». E’ una ragazzona di 169 centimentri, e un centimetro in più concesso sulla carta di identità, il fisico è dalla sua parte, anche se i muscoli la tradiscono spesso, è veloce e forte nell’uno contro uno, il suo idolo è Kakà. Milanista, ma prima di tutto tifosa da stadio del Cosenza, al Sud funziona così, la grande squadra e la squadra di casa. E’ alla sua prima esperienza in serie A. «E’ una stagione difficile. Abbiamo perso partite che non dovevamo perdere. Ci facciamo prendere dall’emozione. La prossima gara è con la Torres. Ce la giochiamo, è tutto un fatto di testa. Il Bari è una squadra molto giovane, anche se abbiamo punti di riferimento di esperienza come Anaclerio, Pinto, Di Bari, Trotta, Miranda. Per me la serie A è stato un traguardo che avevo sognato di raggiungere. Ma la laurea è il primo obiettivo, poi quello che farò non lo so. Non ho mai pensato cosa voglio fare da grande. Ci sono sbocchi diversi. Magari mi laureo e farò un’altra cosa». Un’altra cosa potrebbe essere il calcio all’estero. Un’idea sempre più affascinante. «Ci andrei subito, mi piacerebbe e imparerei bene l’inglese o un’altra lingua. Mi piacerebbe vivere in Olanda o in Irlanda. Amo proprio viaggiare, ho sempre la valigia pronta. Anche da ragazzina partivo da sola, ho conosciuto un sacco di gente e fatto belle esperienze. Ho viaggiato tanto con papà, in giro per vedere il Sei Nazioni».

CASA MULTILINGUE. Lucia Conte vive con le compagne di squadra. Ha un rimborso spese e l’alloggio. E quando i soldi non bastano intervengono i genitori. Nella casa delle fuori sede della Pink Bari si parla un sacco di lingue: francese, inglese, americano, sloveno. E ognuno mangia per sé. «Sto allenando il mio inglese in casa. Anche se ci ostiniamo a parlare le nostre lingue riusciamo a capirci. Come col mangiare, ognuno mangia il suo. Io preferisco la nostra cucina e non so rinunciare alla pasta». Per il calcio ha sacrificato qualche gita scolastica e le uscite la sera. Ma la passione è un motore che pompa il cuore a mille. «E’ questo il bello del calcio femminile. Meno soldi, meno interessi, ogni volta scendiamo in campo per divertirci». A danza è durata tre giorni. Poi ha fatto di tutto, dalla pallanuoto al rugby. «Del calcio non so fare a meno. Durante l’infortunio è stata durissima».

GHIRO E PINGUINO. Niente piercing né tatuaggi. La sua coccola è andare dal parrucchiere e uscire con il cane Charlie. «Ho anche una tartaruga da sette anni. Ho superato un trauma, perché continuavo a comprarle e duravano due settimane. Ho preso anche l’acquario ma alla fine l’ho sistemata nella vasca da bagno. Si chiama Caravaggio. E’ un opportunista, pensa solo a mangiare. Adesso poi è in letargo, almeno non mangia e non sporca». Voce squillante, Lucia è ottimista e sincera, sogna di poter continuare a giocare. Ascolta Rino Gaetano, De Andrè, Guccini, «tutta colpa di mia madre», e facebook non è il centro dei suoi pensieri. Ha tanti amici e quando questi non sono del giro del calcio, di pallone non parla e stacca la spina. Il fidanzato non ce l’ha ma sa come lo vuole: «Intelligente, uno con cui io possa parlare di tutto ma non condividere tutto. Bisogna conciliare le passioni, trovare dei compromessi. Certo deve essere uno che mi capisca e che accetti il mio stile di vita. Non credo a chi dice che non ha tempo per l’amore». Uomo o donna? Rinascerebbe donna sempre. E animale? Lucia Conte non ha dubbi, un po’ ghiro un po’ pinguino. «Sono l’uno e l’altro. Ci sono giorni in cui starei solo a letto e altri in cui non riesco a stare ferma».

(da Corriere dello Sport)

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