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Primo incontro operativo all’ente Provincia sul Contratto di fiume Crati con Rino Gattuso testimonial in collegamento telefonico

gattusoCOSENZA – “Prima ancora che coriglianese mi sento calabrese”. Con queste parole, stamani, Rino Gattuso ha esordito in collegamento telefonico con l’affollata platea della sala degli stemmi, nel palazzo della Provincia di Cosenza, per mettere a battesimo davanti alla stampa il suo nuovo ruolo di testimonial del Contratto di fiume Crati.

L’ex calciatore, attualmente allenatore del Pisa, rappresenta “l’immagine democratica massima” per cui è stato felice di concorrere al gioco di squadra creato per procedere alla riqualificazione del grande bacino idrografico del nostro territorio.

Non semplice simbolo di facciata, ma vero e proprio testimonial sinergico con quegli attori che tendono alla crescita della sua terra, Gattuso sa bene di cosa parla quando affronta temi come l’abusivismo e la tutela ambientale. Nel suo breve saluto telefonico oggi ha sottolineato ancora una volta quanto sia importante, specie dopo gli ingenti danni registrati a causa dell’esondazione di Rossano e Corigliano, il rimboccarsi le maniche e quanto sia necessario, in questa fase, che “il presidente della Regione Mario Oliverio si faccia sentire a Roma”, ha detto testualmente.

Nei prossimi giorni l’ex centrocampista del Milan girerà uno spot per far conoscere le finalità del contratto di fiume Crati promosso appunto dalla Provincia di Cosenza.

Il presidente dell’Ente, Mario Occhiuto, ha poi rimarcato l’utilità di sollevare certe problematiche per raggiungere le finalità di un processo progettuale che ha già ottenuto un ampio riscontro partecipativo: “La circostanza è interessante – ha affermato nel suo intervento – La tematica riguarda tutti e questa bella partecipazione fa ben sperare. Immaginiamo che il fiume non sia visto solo per l’aspetto fondamentale di tutela. Dal momento che le province si stanno svuotando di contenuti, occorre una corretta pianificazione degli interventi. Occorre soprattutto prevenire. Un tempo – ha aggiunto Occhiuto – non si salvaguardavano le esigenze ambientali e la tutela del rischio idrogeologico. Ma oggi il primo aspetto fondamentale deve obbligatoriamente essere quello dell’incolumità del territorio. Per questo motivo, il fatto di mettere insieme un gruppo di persone come accademici, tecnici, eccetera, è molto positivo. Poi c’è l’aspetto della valorizzazione. Noi abbiamo una città, Cosenza, che si affaccia su due fiumi con un centro storico di valenza inestimabile incastonato nel colle e prospetticamente sui fiumi. Non era mai stata considerata la ricchezza di un capoluogo con due fiumi, noi abbiamo indirizzato la nostra azione di governo proprio a valorizzare la confluenza, realizzando in quell’area le botteghe degli artisti e pensando al Museo di Alarico perché sul fiume si può fare tutto in quanto il fiume è vita”.

Il presidente Occhiuto si è molto soffermato sul concetto di condivisione e unità allo scopo di promuovere le attività che saranno messe in campo a tutela dell’ambiente e della popolazione.

Concetti che erano stati anticipati negli interventi che lo avevano preceduto, ovvero dei dirigenti Giovanni De Rose (dirigente settore Relazioni interistituzionali e Assistenza agli enti locali della provincia di Cosenza) e di Giuseppe Nardi (dirigente settore Ambiente e demanio della Provincia). “L’accordo sulla valorizzazione del fiume Crati che presentiamo oggi – ha affermato Nardi – è un impegno volontario e frutto di un lavoro comune, osmotico. Un’attenzione particolare va rivolta alle risorse finanziarie da rintracciare come risorse extra bilancio”. Mentre l’avvocato De Rose, anche dirigente ad interim per l’Urbanistica, aveva evidenziato “la nuova stagione di interazione fra piccoli e grandi comuni. Guardiamo ai principi della sicurezza, della salute ambientale e della pubblica utilità”.

Deus ex machina del contratto di fiume Crati è Paola Rizzuto, avvocato ed esperto ambientale nonché componente del gruppo 1 del tavolo nazionale dei contratti di fiume coordinato dal Ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare (MATTM) in collaborazione con l’Ispra. “Si tratta di un’idea che si sta portando in ogni parte di Italia – ha dichiarato a proposito del piano d’azione preliminare sulla forma e sui contenuti del futuro contratto – Attraverso il fiume, attraverso l’acqua dobbiamo arrivare al nostro territorio. L’ambiente è economia, sistema, riconoscimento di un percorso identitario. Il successo dei contratti di fiume è legato ad una forte volontà politica. La bellezza del contratto di fiume, poi – ha proseguito – è questa negoziazione partecipata. La cultura del territorio, dei fiumi, deve essere costruita insieme. Chiunque ne farà parte inizierà un nuovo percorso di coscienza. Il contratto di fiume è uno strumento, non è il fine”.

E sempre Paola Rizzuto aveva introdotto Rino Gattuso appunto quale testimonial “dall’immagine democratica massima”, essendo stato un centrocampista che lega il senso della difesa con quello dell’attacco. Difesa territoriale e attacco ai rischi ambientali dunque.

All’incontro di questa mattina, a cui sono seguiti numerosi interventi da parte del pubblico (sindaci, amministratori, rappresentanti agricoli, delle organizzazioni a difesa del territorio, della guardia forestale, eccetera, con l’adesione, fra gli altri, del Cnr e dell’Università telematica), hanno partecipato in videoconferenza anche l’architetto Massimo Bastiani, coordinatore tecnico scientifico del tavolo nazionale A21 sui contratti di fiume, e il professore Riccardo Santolini, docente di Ecologia all’Università di urbino oltre che componente del tavolo nazionale dei contratti di fiume Gruppo 1.

“Ci tengo particolarmente che le regioni del sud si muovano nella direzione dei contratti di fiume – così l’architetto Bastiani – È importante la diffusione a livello nazionale. Si tratta di uno strumento sempre più richiesto dalle regioni. Sul piano nazionale siamo ora in attesa che venga inserito nell’emendamento presentato al governo. I contratti di fiume rimangono uno strumento volontario ma anche indirizzi delle comunità locali – ha quindi specificato – Si stanno manifestando come alternativa al rischio della qualità bassa delle acque. Vogliamo farli diventare come strumenti di governance integrati. In Calabria, in particolare, sarà un’esperienza rilevante. Vorremmo creare un tavolo nazionale al sud Italia per portare esperienze costruttive e concrete per far capire che si possono gestire le risorse e i fiumi in maniera appropriata”.

Dal canto suo, invece, il professore Santolini ha disquisito dei servizi eco sistemici che sono fondamentali per la strategia nazionale per la biodiversità. “Le acque – ha detto – oltre ad essere valutate dal lato tecnico, hanno un aspetto economico. Sono preziose opportunità per recuperare i territori sulla equa ripartizione”.

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