Shoah, Occhiuto: "Non dobbiamo permettere che l'orrore della Storia finisca nell'oblio dei tempi moderni" | Cosenza Page CosenzaPage

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Shoah, Occhiuto: “Non dobbiamo permettere che l’orrore della Storia finisca nell’oblio dei tempi moderni”

COSENZA – “Il nostro dovere di amministratori pubblici è anche quello di non consentire che l’orrore conosciuto dalla Storia finisca nell’oblio dei tempi moderni”.

Così il sindaco Mario Occhiuto alla vigilia della tre giorni di commemorazioni per la Shoah che l’Amministrazione comunale, attraverso la delegata alla Cultura del primo cittadino, Eva Catizone, ha organizzato con la collaborazione del conservatorio “Stanislao Giacomantonio” e la partecipazione del liceo musicale “Lucrezia Della Valle”.

“Come raccontare la Shoah a giovani e giovanissimi? – è l’interrogativo che il Sindaco pone invitando a seguire il nutrito programma degli appuntamenti – Crediamo infatti – afferma Occhiuto – che debba essere questa la nostra principale preoccupazione, soprattutto di fronte a nuovi e costanti pericoli che ci mostrano come la disumanità oggi minacci il Bene con forme ancora più spietate di odio.

La città di Cosenza si appresta a vivere una serie di appuntamenti che partono proprio dal presupposto che solo attraverso la Cultura, il confronto, la conoscenza, si possa essere donne e uomini liberi. Auspico quindi – aggiunge il Sindaco – un’ampia partecipazione di ragazzi che, grazie ai dibattiti con Marta Petrusewicz e Rudi Assuntino, alle proiezioni cinematografiche e agli incontri musicali previsti, a partire da quello sulla musica nella cultura yiddish insieme a Mordechaj Gebirtig, apprenderanno con una visione approfondita di quella che fu la crudeltà delle persecuzioni perpetuate, nello specifico, al popolo ebraico, armeno e all’etnia degli zingari.

Con tale scopo, abbiamo pensato al tema del viaggio non soltanto metaforico. Uno speciale itinerario dei Cinque sensi di marcia condurrà dentro a quel che fu il ghetto nel Centro storico di Cosenza. Un viaggio nei ricordi tragici che non vanno rimossi e da cui – conclude Mario Occhiuto – ognuno di noi non torna mai lo stesso”.

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