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Unical, Crisci: «Felice per la riapertura del Parco archeologico di Sibari»

ARCAVACATA DI RENDE (COSENZA) – «Fu ribattezzata la Primavera di Sibari e dietro a quello che era un semplice slogan c’era tutta la volontà e l’impegno di contribuire alla rinascita del parco archeologico, devastato dall’alluvione del 18 gennaio 2013».

Il rettore Gino M. Cisci ricorda così la campagna, che partì nei mesi successivi al disastro, per la salvaguardia del patrimonio archeologico dell’antica Sybaris.
«Un impegno che culminò – ricorda ancora il rettore – in una giornata di eventi, patrocinata dalla Camera dei Deputati e dal Ministero per i Beni e le attività culturali, realizzata con il contributo della Fondazione “Carical” e con il sostegno dei Comuni di Cosenza e Cassano oltreché della Coldiretti, che da un lato suggellò il meritorio impegno profuso dal Quotidiano della Calabria attraverso la raccolta fondi “Mai più fango su Sibari”, dall’altro mise in luce la volontà dell’Unical di sostenere idee e progetti in grado di sollecitare la coscienza civile dei calabresi e di convogliarne le energie verso obiettivi ambiziosi».
La prima parte della giornata si sviluppò intorno ad un dibattito nel Piccolo teatro dell’Unical, al quale parteciparono in tantissimi per dare il loro contributo di idee, mentre durante la serata il pubblico assistette alla performance creativa “Testimonianze dell’Arte per l’Arte”, a cura di Giancarlo Cauteruccio, alla quale aderirono, gratuitamente, numerosi attori, musicisti e cantanti.
In quello stesso periodo, inoltre, l’Unical promosse un “Tirocinio formativo attivo” che portò alcuni studenti a collaborare con i tecnici, gli archeologi e gli operai nella ripulitura degli scavi.
«Già allora – spiega Crisci – lanciai un appello per il risveglio della Calabria, valido ancora oggi, una rinascita che può avvenire solo attraverso l’impiego e la diffusione della cultura, attraverso l’impegno di tutti a non dimenticare il nostro grande patrimonio artistico e archeologico. Aver contribuito, nel nostro piccolo, a tenere accesa l’attenzione su Sibari in quei mesi cruciali, rientra a pieno titolo in una delle mission più attuali della nostra Università, chiamata a sostenere quelle iniziative capaci di aiutare la società calabrese ad attivarsi positivamente nei confronti della valorizzazione delle proprie ricchezze culturali».
«Per questo motivo – conclude il rettore – sono particolarmente felice di partecipare domani alla riapertura dell’area archeologica di Sibari, che dopo quattro lunghi anni di lavoro verrà restituita ai cittadini, agli studiosi e ai turisti».

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