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Rende, i componenti della Consulta: “periferia non significa degrado”

E’ di pochi giorni fa la notizia della nascita della “Consulta delle periferie” nel Comune di Rende con decreto a firma del Sindaco, Marcello Manna.

Una sorta di “laboratorio” dove all’amministrazione si affiancheranno i componenti designati dal Sindaco: Pasquale Stellato, Anna Maria Passarelli e Lina Furgiuele. L’interesse dell’amministrazione comunale, come emerge dal decreto costitutivo, è volto a promuovere la coscienza civile dei cittadini rendesi più distanti dal centro urbano e rivolta sicuramente al bene comune.

Far emergere le esperienze di realtà attive e spesso informali capaci di generare azioni dal basso, rispondendo a bisogni e desideri, certamente porta alla valorizzazione di interi quartieri o località.

Perché la scelta delle periferie? L’intento non è quello di contrapporre il centro con le periferie e viceversa ma proporre idee, interventi, progetti che le valorizzino; consapevoli che il miglioramento del progresso complessivo di una città si sviluppa se gli interventi sono armonizzati tra centro e periferia.

A questo proposito esprimono soddisfazione Anna Maria Passarelli, Pasquale Stellato, e Lina Furgiuele per la fiducia in loro riposta dal primo cittadino, al quale rivolgono uno speciale ringraziamento per aver rivolto l’attenzione alle periferie, per le quali intendono lavorare con spirito di gratuità e collaborazione.

Importante, mi dicono, è mettere in discussione il concetto “periferia uguale degrado” e proporre l’idea di una periferia come luogo da ricucire al cuore della città; dal primo incontro dei componenti è venuto fuori di proporre un sguardo “altro” rispetto a come si è abituati a guardare, o a non guardare, le zone più lontane dal centro urbano.

I tre nuovi nominati intendono innanzitutto ricercare le competenze e le eccellenze presenti sui territori: giovani professionisti, anziani ricchi di esperienza, volontari e puntare attraverso la valorizzazione e la promozione del paesaggio, della cultura, della coesione sociale e dell’inclusione, alla riqualifica delle zone spesso considerate più a margine, ma così ricche di spessore umano.

Spesso accade che diverse realtà, svolgono attività simili in zone anche vicine senza mai essere interconnesse, e i bisogni urgenti raccontati insieme, hanno più efficacia che se mossi da un singolo. La mancanza di una visione complessiva della situazione generale di quel che in periferia accade, può presentarsi come uno svantaggio per l’amministrazione comunale e la neonata Consulta vuole porvi rimedio.

Dunque guardare alle risorse attive, può essere un buon modo per sviluppare dei progetti comuni, che le istituzioni possano accompagnare, processi che vengono dai cittadini stessi. I cittadini infatti sono i primi agenti di comunità.

Auguriamo buon lavoro alla Consulta delle periferie.

Luisa Loredana Vercillo

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