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Confiscato ingente patrimonio di imprenditore indiziato di appartenenza alla ‘ndrangheta nel reggino

Militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Reggio Calabria e del Servizio Centrale Investigazione Criminalità Organizzata, con il coordinamento della locale Procura della Repubblica – Direzione Distrettuale Antimafia, diretta dal Procuratore Capo Giovanni Bombardieri, hanno dato esecuzione alla confisca di un ingente patrimonio, costituto da compendi societari, beni immobili e rapporti finanziari, per un valore complessivo di oltre 13 milioni di euro, nei confronti di S. C., imprenditore edile indiziato di intraneità alla cosca “Sposato-Tallarida”, operante in Taurianova (RC) e zone limitrofe.

Il provvedimento conferma quanto già disposto dalla Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale reggino – presieduta dalla Dott.ssa Ornella Pastore – su richiesta del Procuratore Aggiunto Calogero Gaetano Paci e del Sostituto Procuratore Giulia Pantano, con cui era stata applicata la misura di prevenzione patrimoniale del sequestro dei beni intestati/riconducibili al medesimo soggetto.

La figura di S.C. era emersa nell’ambito dell’operazione “Terramara Closed” condotta dalla Squadra Mobile della Questura di Reggio Calabria, dal Reparto Operativo dell’Arma dei Carabinieri e dal Nucleo di Polizia Economico Finanziaria della Guardia di Finanza di Reggio Calabria – coordinata dalla citata Direzione Distrettuale Antimafia – e conclusa, nel mese di dicembre 2017, con l’esecuzione di provvedimenti:

restrittivi personali nei confronti di 47 soggetti – tra cui il predetto S. C., per i reati di associazione per delinquere di tipo mafioso, intestazione fittizia di beni ed estorsione, aggravati dal metodo mafioso, poiché ritenuti intranei alla cosca di ‘ndrangheta “Avignone – Zagari – Fazzalari – Viola” (alla quale apparterrebbe il citato gruppo mafioso “Sposato-Tallarida”) attiva nel mandamento tirrenico della provincia reggina;
cautelari reali su un patrimonio costituito dai compendi aziendali di imprese/società, beni mobili, immobili e disponibilità finanziarie per un valore stimato complessivamente in euro 25 milioni.
In tale contesto, il G.I.C.O. del citato Nucleo di Polizia Economico Finanziaria di Reggio Calabria e lo S.C.I.C.O. valorizzando le funzioni proprie della Guardia di Finanza nella prevenzione e contrasto ad ogni forma di infiltrazione della criminalità nel tessuto economico del Paese e di aggressione ai patrimoni illecitamente accumulati – aveva ricostruito, attraverso articolati approfondimenti sulle transazioni economico finanziarie e patrimoniali effettuate dai soggetti indagati negli ultimi 20 anni, il patrimonio complessivamente accumulato – tra gli altri – dai componenti del nucleo familiare SPOSATO.

In quel contesto, dopo aver delineato il profilo di pericolosità sociale qualificata in capo al proposto S. C., anche attraverso la valorizzazione delle risultanze scaturenti dalle pregresse indagini, la pertinente attività investigativa aveva consentito di accertare, la sussistenza di una significativa sproporzione tra il profilo reddituale e quello patrimoniale del nucleo familiare del predetto.

Alla luce di tali risultanze, in aderenza alle ipotesi investigative delle Fiamme Gialle e della locale D.D.A., nel 2019, la Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Reggio Calabria, disponeva la misura cautelare del sequestro sull’ingente patrimonio illecitamente accumulato dall’imprenditore, costituito da 4 imprese/società commerciali comprensive dell’intero patrimonio aziendale, quote societarie, 18 fabbricati e 27 terreni, nonché disponibilità finanziarie, per un valore stimato in circa euro 13.200.000.

L’attività di servizio in rassegna testimonia ancora una volta l’elevata attenzione della Guardia di Finanza che, nel solco delle puntuali indicazioni dell’Autorità Giudiziaria reggina, continua a essere rivolta all’individuazione e alla conseguente aggressione dei patrimoni e delle disponibilità finanziarie illecitamente accumulati dalle consorterie criminali di stampo mafioso, allo scopo di arginare l’inquinamento del mercato e della sana imprenditoria, con l’intento di ripristinare adeguati livelli di legalità, trasparenza e sicurezza pubblica.

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