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Cosenza ricorda Bruno Martino a 16 anni dalla scomparsa. Successo al “Rendano” dell’omaggio all’autore di “Estate”

foto-rosa-martirano-e-walter-martinoCOSENZA – E’ significativo che dalla città di Cosenza, colmando anche un vuoto che dura da un po’ di tempo, se si eccettua qualche sporadica occasione, sia partito un importante omaggio alla figura di Bruno Martino, uno dei protagonisti indiscussi della musica italiana, soprattutto negli anni a cavallo tra i cinquanta e i sessanta, ma il cui carisma continua ad imporsi ancora oggi, sedici anni dopo la sua scomparsa, grazie ad alcune sue canzoni entrate di diritto nella storia delle sette note.
A rendere possibile il tributo all’autore di canzoni memorabili come “Estate” o “E la chiamano estate”, la sinergia tra l’Amministrazione comunale che ha patrocinato l’evento e l’Associazione Paolo De Benedittis ed Ercole Martirano onlus (di cui è Presidente Simona De Benedittis) che lo ha organizzato. Nobilissima la finalità alla quale lo hanno legato: finanziare una vera a propria scuola di canto e strumento per bambini e ragazzi delle Case famiglia di Cosenza e provincia o in condizioni di disagio.

Ed è a questo scopo benefico che saranno destinati i fondi raccolti durante la serata, svoltasi nella appropriata cornice del Teatro “Rendano”.
La cantante cosentina Rosa Martirano e il quartetto di Walter Martino, figlio del crooner e jazzista romano, formato da Giancarlo Maurino al sax, Stefano Sabatini al piano e Dario Rosciglione al contrabbasso, sono stati introdotti sul palcoscenico del “Rendano” dal giornalista RAI Riccardo Giacoia che ha presentato la serata con un tocco di leggerezza e ironia che sarebbe piaciuto anche a Bruno Martino.
Subito dopo, spazio alla musica.

Il progetto, peraltro già proposto a Roma dalla stessa formazione, con special guest Rosa Martirano, nel 2014 all’Alexanderplatz, tempio riconosciuto del jazz capitolino, è filato via in una girandola di emozioni che oltre alla musica ha riproposto vecchie foto in bianco e nero di Bruno Martino proiettate su un maxischermo, insieme a frammenti di un’intervista al figlio Walter, in cui il batterista (ex Goblin, il celebre gruppo che ebbe grande notorietà negli anni ’70 per aver firmato le musiche del film “Profondo rosso” di Dario Argento) ha sfogliato l’album dei ricordi che lo legano alla figura del padre ed anche a quegli amici che suonavano con lui, come Piero Piccioni e Armando Trovajoli, due fari che ne hanno in qualche modo illuminato il cammino.

Il concerto-tributo del “Rendano” sembra un abito cucito su misura per Rosa Martirano che ha fatto rivivere il repertorio di Bruno Martino, affiancata da musicisti di vaglia che hanno impreziosito il progetto con arrangiamenti raffinati e di classe, rivestendo le canzoni di una luce nuova, ma sempre nel rispetto del grande artista romano.

L’incipit è “Raccontami di te”, quasi a voler dare l’abbrivio ad una narrazione che ha tantissime frecce al suo arco: “Angeli”, “Baciami per domani”, “Rimpiangerai”, “Forse” (una perla), “Fai male”, “Prima o poi”, “Cos’hai trovato in lui”, nelle quali l’atmosfera da night club della Versilia, dove Bruno Martino era di casa, lascia il posto a sonorità jazz il cui tappeto musicale mostra l’ordito di trame annodate con eleganza di tocco dalla batteria di Walter Martino, da un estro pianistico non comune (quello di Stefano Sabatini), dal sax di Giancarlo Maurino (abituato alle incursioni dal sapore di bossa nova per il suo sodalizio artistico con Roberto Taufic). E che dire del magnifico contrabbasso di Dario Rosciglione?

Ed è proprio a questo quartetto delle meraviglie che Rosa Martirano lascia per un attimo la scena del “Rendano”, per un medley solo strumentale che sfoglia altre pagine del repertorio di Bruno Martino, quello più votato al divertissment: “Dracula cha cha”, “Hasta la vista segnora”, “Chi balla il calypso”. Torna la Martirano e la narrazione riprende (“A.a.a. adorabile cercasi”, “Kiss me kiss me”, “Jessica”), ma il bello deve ancora venire. Il suggello della serata si compie con “E la chiamano estate” che Martino scrisse con Franco Califano e con “Estate”, pubblicata nel 1960 e composta da Bruno Martino insieme a Bruno Brighetti e divenuta dal 1977, quando fu incisa dal grande Joao Gilberto che incontrò Martino al Bussolotto, il jazz club de “La Bussola” in Versilia, dando ad “Estate la dignità di quell’immortale standard jazz, poi rieseguito non si sa quante innumerevoli volte dai migliori jazzisti al mondo. Famosissime le versioni di Chet Baker, Toots Thielemans, Shirley Horn, Billy Higgins, Richard Galliano, e soprattutto di Michel Petrucciani, ma l’elenco potrebbe continuare all’infinito. E non è un caso che l’esecuzione di Rosa Martirano e del Walter Martino Quartet sia stata preceduta ieri sera al “Rendano” da un filmato del 28 aprile 1995, la data dell’ultimo concerto di Michel Petrucciani proprio nel teatro di tradizione cosentino. E in quell’intervista, Petrucciani magnificava l’universalità di “Estate” paragonandola a “Besame mucho” e a “Caravan” di Duke Ellington.

Splendida alchimia anche questa. E sul palco del “Rendano” ieri sera pure Michel Petrucciani ha avuto il suo tributo, anche perché, neanche a farlo apposta, ieri ricorreva l’anniversario della sua morte, avvenuta il 6 gennaio del 1999.

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