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#Pensierisparsi su Massimo Venia, il pittore delle emozioni che non usa mai il nero

ISCHIA (NA) – “Era un piccolo porto, era una porta aperta ai sogni” scriveva lo scrittore triestino Umberto Saba.
Estate. Tempo di partire, tempo di azzurro. Tempo di sognare, tempo di isole e di porti. Certe isole col sole al posto giusto con un vento sempre fresco che si insinua malizioso e piano piano si confonde nel rumore rasserenante e sempre uguale delle onde. Ischia, una porta aperta ai sogni, ti emoziona sempre; e non c’è bellezza senza emozione. Come quando scruti un viso: può essere perfetto, ma se poi è freddo… La forza di una persona, di un luogo, di uno scritto, di un quadro, è nell’emozione che sa suscitare.

Le isole contengono in sé la bellezza delle cose fragili: certi tramonti che ci dimentichiamo di guardare (è così difficile ricordarsi di guardare il cielo, guardare in alto?) i gerani che si sfaldano dolcemente dalle finestre, i riflessi del sole, nelle albe invernali a scaldare pescatori, come se non avesse null’altro da fare in tutto l’universo.

Osservatore attento e sensibile della bellezza delle cose fragili, Massimo Venia lo trovi come sempre all’esterno della sua piccola galleria di pittura su Via Roma; cuore commerciale del Comune di Ischia, l’isola più grande del Golfo Partenopeo, la via accoglie il passeggio dei turisti desiderosi di sempre nuove scoperte. Presenza rassicurante, Massimo, è lì con i suoi attrezzi, i suoi acquerelli in bella mostra, le tele. Un angolo di colore, che ti obbliga quasi a rallentare il passo, a soffermarti, a spargere pensieri, mentre le pennellate pastello attendono per interrogarti. Sarà che l’azzurro del mare di Ischia ha una grande forza, sarà che il pittore ischitano ne possiede l’intensità nei suoi occhi, quel colore lo mette in ogni finestra che apre sul mondo, in ogni sguardo. E lo mescola, quell’azzurro, con i colori di una terra che nasce dalla forza di un vulcano, abbracciata dal verde della sua vegetazione unica al mondo.

Massimo Venia è un privilegiato perché nasce in un luogo dove tutto è emozione. Nei suoi quadri, con le tecniche della pittura ad olio e dell’acquerello, le emozioni trovano posto in delicate atmosfere di colori chiari, barche adagiate sulla riva in una rassicurante quotidianità, e che riproducono la vita dell’isola con le sue onde e i suoi tramonti, i suoi pescatori e le sue case.

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Chiacchierando con il pittore scopro che ha studiato come geometra, ma poi spinto dalla passione per la pittura già dagli 11 anni ha iniziato a frequentare i vecchi pittori isolani e a 16 anni si è iscritto all’API, l’Associazione Pittori Ischitani. Tra i suoi maestri Giovanni Lubrano Lobianco e lo scultore Giovanni Di Costanzo. Dell’Associazione ne conosce il presidente, il maestro Enrico Sapio che ha influito fortemente sulla sua formazione. Inizia la sua vita con il pennello tra le mani dipingendo in prevalenza all’aperto e acquistando quella libertà, soprattutto interiore, di sporcare la tela senza timore.  Ed è per questo che spesso esce dal suo studio e cavalletto sotto al braccio, se ne va in giro per l’isola a dipingere: “Per me anche un paesaggio va vissuto: se pure lo si dipinge in studio è necessario sentirne gli odori, l’atmosfera, poi tornare in studio e lavorare” mi dice. Altro incontro importante della sua vita quello con il noto pittore Mario Mazzella di cui Venia ha ricevuto i consigli ed il sostegno; personalità ecclettica, ha accettato di dipingere il quadrante di orologi in legno di una nota azienda italiana, così come pure le etichette del vino di una eccellente casa vinicola ischitana.

Massimo, mi spiega che nei suoi quadri cerca di sintetizzare quello che della realtà lo colpisce, magari dandone una visione più intimistica, cercando di trasmettere alla tela ciò che di emozionante coglie in un soggetto che tuttavia non rimane mai uguale alla realtà. Dietro però al risultato finale, c’è un attento studio dei valori tonali che gli ha permesso di usare i colori con sempre maggiore disinvoltura: “c’è stato un periodo in cui ho dipinto tutto in bianco e nero ed ho usato molto il grigio”. Nei quadri di Venia infatti ci sono tante tonalità di grigio che si ottengono dalla fusione dei colori complementari: nascono così dei bellissimi azzurri, il violetto o l’arancio. Colori delicati che sembra incredibile prendano vita dal grigio (così abituati come siamo ad associarlo a qualcosa di cupo) e che permettono al nostro pittore di avere, oggi, sfumature e giochi d’ombra sempre presenti nelle sue tele e davvero inimitabili per rendere l’idea per esempio del sole cocente, come del tenue tramonto: “Non uso mai il nero che considero un non-colore” conclude solenne.

E mentre guardi, ritratta, l’isola dirimpettaia, Procida, con le piccole case dipinte di rosa, di giallo, di celeste, o uno scorcio di quelle antiche mattonelle delle case di un tempo… Ti si apre un mondo di profumi e di gesti: immagini il pescatore nella sua casetta sul mare, alla finestra la sua donna che aspetta dietro una tendina di cotone, le piante cascanti di capperi contro il muro… Penso ad un poeta greco Elytis, diceva: “Quando scopriamo le segrete relazioni dei concetti e li penetriamo sin nel profondo, arriviamo a un’altra forma di chiarezza che è la Poesia. E la Poesia è sempre una, come uno è il cielo. La questione è da quale parte uno vede il cielo…”
Mi piace l’idea di poter vedere dunque delle cose in altre cose, persone nelle case, profumi di bambina in una mattonella…  Guardare alla vita da un quadro, per esempio. Dipende da che parte uno vede il cielo.

E vedere la luce! Nei quadri del pittore ischitano c’è tanta luce che abbraccia il colore, è una luce che detta i tempi e i ritmi della vita e delle passioni umane, gli antichi mestieri di pescatore, o di autista del micro taxi ed ancora scene di vita quotidiana: il bucato steso al sole, i fiori raccolti in un vaso e angoli, tanti angoli dell’isola che prendono nuova vita sulla tela, mentre su tutti svetta il simbolo del “paradiso nel Mediterraneo”, il Castello Aragonese.
Una luce sicuramente istintiva, spontanea forse dovuta al fatto che gli oggetti illuminati dalla luce solare assumono un aspetto più bello, colorato, più brillante e luminoso, più completi e catturati dal pennello di Massimo Venia. Se passate dalla sua bottega e lo trovate come la maggior parte delle volte intento nel suo lavoro, vi accorgerete che si estranea dal mondo, immerso nel suo colore: spreme il tubetto, lo impasta, lo osserva, lo manipola, lo vede brillare sulla tela o posarsi con leggerezza tra il suo acquerello appena abbozzato. E vorrete portarli tutti via quegli acquerelli perché parlano del tempo e della vita.

Cerco di capire se quei colori sia pure a volte velati da una malinconica consapevolezza della fragilità della vita, ma anche del suo infinito perpetuarsi, siano frutto di un’altrettanta personalità serena o magari di un messaggio che si vuole dare. Ci provo e chiedo, e persa nei miei “pensieri sparsi”, mi arriva per risposta un “non necessariamente penso che un quadro debba dare dei messaggi, piuttosto delle emozioni”.

Dal quadro passo al volto dell’autore. Il tono della voce e il suo viso non parlano di quiete, ma di una grande vivacità e curiosità. Anzi un’inquietudine. Quella propria degli artisti. Cerco nella testa dei versi da accompagnare a quei colori: Ritsos altro poeta greco, più o meno diceva “Mi duole in petto la bellezza, mi dolgono le luci. Passò un battello. Una barca, i remi, il tempo…Mi fa male il tempo”. Lasciateci i poeti.

Lasciateci chi dipinge del tempo e della vita: i pittori.

Abbiamo bisogno di bellezza.

Luisa Loredana Vercillo

 

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