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Il cuore di Scampia ha perso un battito, don Vittorio Siciliani, ma guadagna un santo “vittorioso”

“Santo subito!” lo striscione è in bella mostra in Piazza della Libertà, è il grido che sale da questa terra di frontiera spesso dimenticata dagli uomini ma non da Dio. La gente applaude e sventola dei drappi bianchi, le coperte più belle come nei momenti della processione del Corpus vengono stese ai balconi, si sentono un “sei grande, grazie, prega per noi, sei vittorioso”: niente Messa, né corteo, c’è grande disciplina mentre il carro funebre, al rintocco triste della campana, attraversa per l’ultima volta il cortile della parrocchia. C’è silenzio ma è un attimo, per le strade semideserte di questo lunedì santo, di passione, di coronavirus, di gente nascosta dietro le mascherine, diligentemente nelle case, si leva al cielo un lungo, lunghissimo, applauso che accompagnerà per circa un’ora, l’ultimo viaggio del suo Parroco.

Ph Elio De Filippo

Il cuore di Scampia, di quello, chiamato un tempo, il Rione Monte Rosa di Napoli ha perso un battito, quello che per 60 anni ha scandito la sua vita: Vittorio Siciliani.  Sale la voce del popolo, un grido non di morte, come le tante volte si è raccontato in maniera riduttiva, e proveniente da strade tristemente insanguinate, ma è un grido di vita e di lode a Dio per aver visto, tra quelle vie, camminare un prete vero: tante volte con il pulmino bianco, con cui raccoglieva la domenica mattina i disabili, oppure quando con la sua Via Crucis toccava tutti, ma propri tutti, anche i più lontani da Dio ricevendone qualche volta in cambio, derisione e offese.

Distanti gli uni dagli altri, da Nord a Sud del Paese, ma anche in ogni parte del mondo, perfino dall’Australia, si “ritrovano” qui i suoi figli, in un unico dolore. “Grazie Vittorio, ti porteremo nel cuore, prega per noi”, si grida dai balconi. Scampia saluta così, come un vittorioso sulla morte (e lo è), colui che in tutti questi anni è stato la sua forza, un riferimento in tempi bui, ma anche e soprattutto la sua voce.

Monsignor Vittorio Siciliani per tutti semplicemente, Padre Vittorio, fu ordinato sacerdote il 17 luglio 1960. Da subito il suo apostolato fu rivolto ai poveri del quartiere Chiaia, poi per “una sorta di punizione” come ricordava spesso, il cardinale Ursi lo spedì, in un quartiere che da poco stava sorgendo, Scampia, dove di poveri che lui amava tanto, ne avrebbe trovato, eccome! La chiesa l’aveva fatta nascere da un garage, o meglio da uno “scantinato”, fu lui a porre la prima pietra, ma ne fu lui stesso pietra fondante, di quella che chiamò Parrocchia della Resurrezione.  Un nome, il primo nella Diocesi di Napoli, che conteneva un programma pastorale e un progetto di vita: “Scelsi io il nome, che piacque al popolo perché sentiva dentro la forza per rialzarsi sia nella fede cristiana sia nella pratica sociale” diceva.

Da questo luogo dove non si è mai più spostato per 60 anni ha portato il Vangelo tra gli ultimi, nelle strade, nelle famiglie della gente onesta ed in quelle della camorra, tra i disabili, tra i carcerati, dalle prostitute, tra i giovani più deboli come tra quelli che avevano maggiori possibilità di riscatto sociale. Affiancato da professionisti, uomini di cultura come lui (era anche architetto, dotato di grande manualità e immensa conoscenza delle arti) e da gente semplice, generosa, umile, aveva fatto della parrocchia la casa di tutti, centro di spiritualità forte, ma anche di comunione concreta. Il cruccio di questo sacerdote, apparentemente burbero ma dal cuore tenero, era quello di dare risposte reali a quei cittadini abbandonati dallo Stato perfino nei loro diritti essenziali. Con il terremoto del 1980 arrivarono più di mille famiglie, i bisogni della comunità crescevano e con loro la lotta per ottenere ciò che lo stato doveva garantire. Le risposte tardavano ad arrivare e P.Vittorio, poiché nei progetti urbanistici non erano previsti né dei luoghi dove la gente potesse raccogliersi, né qualsiasi altra struttura sociale, con la sua chiesa prima in loco poi in maniera dislocata, ridava dignità alle strutture abbandonate (nacque l’Oasi del Buon Pastore) dando il via anche a movimenti comunitari.  A chi parlava della sua chiesa come di un miracolo ribatteva: “Ma il miracolo di questa parrocchia, sono stati i laici perché hanno preso coscienza della consegna che Gesù aveva fatto loro di una testimonianza resa anche in condizione difficile…” Con la predicazione del Vangelo che veniva da P.Vittorio, essi si erano riappropriati della forza scatenante della Parola: “E’ un popolo risorto che ha avuto il coraggio di rialzare la testa e vive a testa alta la propria presenza a Scampia, una presenza orientata al bene e senza accettare facili compromessi anche se non ha la forza di levare la voce contro la prepotenza” diceva.

Così la “voce” di Scampia, anche materialmente perché nacque con lui ”Tele Resurrezione” (era anche abile radioamatore, nome in codice “Vittorioso”) fu quella di questo sacerdote che aveva fondato tutta la sua vita sulla roccia che era Cristo risorto: lui organizzò la prima marcia anticamorra, lui fece della parrocchia un centro di attività sociali per strappare alla strada e alla droga, giovani leve: sorsero i campetti dello sport, il teatrino parrocchiale, il coro diretto dalla Sig. Anna Rustici che ha educato generazioni di giovani, l’oratorio, il doposcuola,

il circolo per gli anziani, i gruppi famiglia, i movimenti ecclesiali, le catechesi. Tanti, tantissimi collaboratori, tutti stretti sempre intorno al loro capitano che come un condottiero ha saputo guidarli anche attraverso le tempeste più aspre. La parrocchia arrivò presto ai 20 mila parrocchiani, ma P.Vittorio non se ne preoccupava, confidava nella Provvidenza, e conosceva ad uno ad uno i nomi di tutti, tutti erano protagonisti davanti a suoi occhi.

La parola “resa” non gli è mai appartenuta, sicuramente momenti di stanchezza, ma lo scoraggiamento mai! Sapeva bene: “la gente dice se si arrende P.Vittorio è finita” … “Non mi sono mai arreso altrimenti onestamente sarei dovuto solo andare via”; anziché arrendersi la sua voce infatti tuonò forte verso le istituzioni, come quando fece disegnare le sagome dei vigili urbani e le mise sulla strada, o quando disegnava i suoi presepi di denuncia, dove Cristo nasceva in mezzo alla bombe di Sarajevo o nella voragine della tragedia di Secondigliano. Ed ancora come quando dall’altare tuonava contro la camorra che vendeva morte ai suoi giovani. “Scappare? E perché?” Rispondeva ai giornalisti desiderosi di capire cosa lo spingesse a rimanere lì. Difficile capire che Vittorio Siciliani il Vangelo lo viveva “mischiandosi” con la carne del Cristo incarnatosi negli ultimi e nei deboli.

Il 27 maggio avrebbe compiuto 85 anni, negli ultimi tempi anche la malattia aveva bussato alla sua porta trovando un uomo temprato nel carattere e forte nella fede. Nel giorno della Domenica delle Palme, domenica 5 aprile, se n’è andato via dalla sua gente, in punta di piedi, come aveva vissuto. Con la sua scomparsa si è chiusa un’epoca, ma dire “andato via” è riduttivo, perché ha chiesto di rimanere tra la sua gente in un angolino della “sua casa”, come quando al buio sedeva dinanzi al Tabernacolo, dove potevi raggiungerlo e lasciarti confortare; dove lui traeva forza per la sua missione.

“Non tradire quello per cui siamo stati creati, non abbandonare ciò che conta. Siamo al mondo per amare Lui e gli altri. Il resto passa, questo rimane” … “la vita non serve se non si serve perché la vita si misura sull’amore” ha detto proprio domenica il Papa nella sua omelia. Parole che fanno pensare subito a questo prete di frontiera che la gente considera già santo, così come alle sue parole: “verrà, verrà il riscatto per Scampia, passa da Gesù, per alcuni è venuto ma ancora abbiamo da fare, soprattutto per gli adolescenti” …

Rimane di lui, l’amore dato, l’essere stato un prete secondo il cuore di Cristo, l’essere stato credibile e coerente con la Parola predicata e queste parole profetiche che ora, da lassù, contribuirà a realizzare pregando per chi è rimasto. Un progetto ambizioso, il proseguire nel riscatto di questa terra. Nulla deve andare perduto. Non è accaduto prima, non accadrà ora che Scampia ha il suo santo in Paradiso, perché alla gente non importa di vedere il suo nome innalzato dalla Chiesa agli onori degli altari… La parola “resa” non apparteneva a P.Vittorio, non deve appartenere a questa comunità, neanche ora, nel momento della prova e del venerdì santo, perché presto arriverà il suo mattino di Resurrezione.

Luisa Loredana Vercillo

 

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