"Ma com'è che sei diventata grande?"… E adesso devi andare. E la vita non aspetta | Cosenza Page CosenzaPage

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“Ma com’è che sei diventata grande?”… E adesso devi andare. E la vita non aspetta

“Ma com’è che sei diventata grande? Quando è successo?” Ha detto la maggiore alla sorellina decenne, avviata ormai alle scuole medie. È accaduto l’altra mattina quando l’ha vista, pronta per il primo giorno di scuola, l’aspetto da signorinella che hanno già le bambine a questa età…
Ho ripetuto nella mia testa quelle parole, in silenzio, mentre le osservavo che si stringevano strette, in piedi, in un abbraccio che sapeva già di nostalgia.
Sin da quando sono nate mi sono sempre detta che mai avrei pronunciato questa frase…”Com’è che sei diventata grande? Quando è successo?” Sa di rimpianto sulle labbra di chiunque, soprattutto di un genitore, come se ammettesse di aver perso qualche passaggio nella crescita del proprio figlio.
Così grazie a Dio non un solo minuto, della vita delle mie figlie, è andato perso per me, mai. Fin dalla gravidanza giorno per giorno ho annotato un diario per loro. Le emozioni, i pensieri, i sogni della loro mamma, la gioia infinita ed unica di averle date al mondo. Un diario da regalare quando per realizzare i loro sogni e loro stesse, avrebbero lasciato il nido per spiccare il volo.
“Ho temuto questo giorno
È arrivato così in fretta
E adesso devi andare
E la vita non aspetta
Guardo le mie mani
Ora che siamo sole
Non ho altro da offrirti
Solo le mie parole…”
canta Fiorella Mannoia ne “Il viaggio”…
Ed ora ecco che sono diventate grandi! Quando i figli sono piccini, vedi sempre lontano quel momento: il primo giorno di scuola, la prima gita, il primo viaggio importante, il primo amore, il primo distacco… La vita ci sembra domani, invece è tutta oggi … E il tempo, lui, l’unico, ci scorre tra le mani… Passano gli anni in un attimo: la scuola, i compleanni, le vacanze, le feste con gli amici, i 18 anni, la maturità. Il tempo scorre. Loro, i giorni, ci scivolano tra le mani, e con essi la vita dei nostri figli. La nostra, quella dei genitori, è una rincorsa alla vita…

“Com’è che sei diventata grande?” Questa volta è la sorella minore a dirlo alla maggiore mentre la saluta dopo averla accompagnata a quasi 800 km da casa. Oggi inizia l’Università.
Un’altra mattina, questa, un nuovo abbraccio pieno pieno di lacrime e nasi tirati su…La gioia di un sogno realizzato da un lato, dall’altro il distacco dalla famiglia. Piangono abbracciate a lungo. Si parlano. Si dicono delle cose che rimangono segrete.
Una nuova pagina da scrivere, pensiamo durante il viaggio di ritorno… “Perché è tutta una tristezza mamma? E la vita delle volte è dolorosa?” arriva come una fucilata la domanda della piccola che si asciuga le lacrime da ore, mentre la strada scorre veloce…
Ha ben compreso che non ci sarà più un ritorno, magari un altro in altro modo, ma non più quello delle giornate insieme: la colazione, le risate, i dispetti, l’abbraccio rientrando da scuola, la serie tv sul divano.
Mi scorre davanti come un film questo tempo insieme alla mia figlia “grande”: un po’ a ridere, un po’ a piangere, un po’ a litigare, parecchio a discutere.
Avrei voluto dirle anche io tante cose stamattina, ma non ci sono riuscita per quel solito nodo in gola che arriva quando non deve. Nella testa tante parole che ora preferisco scrivere in tutta fretta esattamente così come si presentano i miei pensieri.
Avrei potuto darle qualche saggio e lungimirante consiglio di vita, qualche profonda verità su come districarsi nel mondo degli adulti, ma l’avrei delusa come ho fatto tante volte per il semplice motivo che, io per prima, non ne ho. Per carità, un’idea me la sono pur fatta, ma mi sento ancora una “matricola” in questo lungo percorso della Vita.
Ho ancora molto da imparare e, forse, il segreto sta proprio qui: la Vita non ha traguardi fissi e inespugnabili ma è un continuo cammino lungo sentieri spesso tortuosi. E la sfida è percorrerli comunque. La Vita non è fatta per essere compresa, spiegata, ma per essere semplicemente vissuta, così come viene, così come si presenta, con la consapevolezza, e questa sì è una delle poche certezze che ho, che tutto ha il suo senso, che tutto volge verso un fine che va oltre noi, anche se, il più delle volte, a noi sfugge.
Ogni consiglio di vita sarebbe solo un esercizio di presunzione da parte mia.
Nessuno potrà rispondere alle domande al posto dei nostri figli. Nessuno potrà dare soluzioni preconfezionate, nessuno avrà il potere magico di indicare loro la strada infallibile e giusta per ogni occasione e nessuno potrà preservarli dallo sbagliare. Neanche noi genitori.
Tutto quel che vorrei facesse mia figlia è vivere intensamente ogni attimo, bello o brutto che sia.
Ed ascoltare, con spietata e lucida onestà, quella voce, quella saggia scintilla d’Eterno, dentro di lei che sempre saprà come e dove condurla.
Che non metta da parte la sua determinazione, la sua sete di sapere, continuando a misurare il suo successo in “essere” piuttosto che in “avere”. E di questo suo “essere” non potrei esserne più orgogliosa e fiera. Soprattutto che ricordi sempre di non dover dimostrare niente; che è amata, tanto, semplicemente per quella che è anche quando le ho fatto pensare il contrario, anche quando non ho saputo ricordarglielo.
Separarsi è terribile. Difficilissimo. Pensi alle cose peggiori, e che per “quell’andare lontano” non è mai il momento giusto. La verità è che non si è mai pronti a lasciarli andare questi figli. Per i genitori è sempre la cosa più difficile perché è sia un partire, sia un’accettare che portino ad esistenza le proprie scelte, inclinazioni, passioni senza di noi.
Provare a realizzare il sogno di un figlio, di una figlia in questo caso, è dargli la possibilità di essere quello che vuole. Certo costa, ma forse è uno dei regali più grandi che da genitore si possa fare; quando si può certo e non a tutti i costi.
E quando sono lontani ma molto lontani dove non li vediamo più, lì, tra i tetti sognati, far sapere loro che ci saremo sempre, al solito posto, sotto il loro tetto, quello dal quale sono partiti: quando vogliono, possono tornare.
“Sei felice?” Le ho detto nel salutarla mentre piangevamo abbracciate.
“Si si sono felice”… Mi ha risposto tra i singhiozzi.
Sono felice anche io.

Luisa Loredana Vercillo

“Tra i tetti toscani” ph. Emme

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