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Nessun raggio di luce, sulla Scuola buio pesto…Terza ondata anche tra i banchi calabresi

Nessun raggio di luce, sulla Scuola solo buio pesto. Il mantra “scuola sicura” si accompagna a “scuola in presenza”. La certezza ormai è quella che la Scuola deve essere necessariamente aperta per beghe politiche ed ideologiche. Da nord a sud è scontro su scuole aperte- scuole chiuse.

La scuola intanto è nella morsa della terza ondata e ne è stata travolta anche la Calabria. Molti di noi se lo aspettavano, sono mesi che dai paesi d’oltralpe arrivano gli appelli ad innalzare l’attenzione su questo comparto. Improvvisamente anche il famigerato Comitato Tecnico Scientifico che con la Ministra Azzolina ha sottovalutato spesso gli allarmi giunti dagli scienziati, si è pronunciato: “Le scuole non sono mai state un ambito sicuro, sia per quanto riguarda l’interno che tutto quello che ruota intorno”; in queste ore il CTS si sta producendo in nuove indicazioni per il Governo ed i sindacati vogliono che: “I dati dei contagi e decessi Covid a scuola devono essere pubblici”. Quello dei dati dei contagi nella scuola è senz’altro uno dei temi più controversi. Il Ministero dell’Istruzione, aveva iniziato un monitoraggio, con invio settimanale dei dati da parte dei dirigenti scolastici sul numero dei positivi, ma poi la Ministra ha bloccato la raccolta. Perché? Perché i dati non erano in linea con la narrazione ‘scuola sicura’ che lei si era prefissa. Sono del 13 novembre le ultime comunicazioni fatte dagli istituti scolastici.

Lombardia, Abruzzo, Basilicata, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Marche, Molise, Campania, Piemonte, Puglia, Sicilia, Toscana, Valle D’Aosta, Emilia Romagna … 6 milioni di studenti italiani in DAD, mentre in Calabria si riaprono le scuole per ordinanza del Tar.

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E sino a che il confronto avviene tra genitori che si affrontano a colpi di mail, ricorsi, lettere si potrebbe anche accettare, evidentemente non hanno contezza dei dati reali dei contagi scolastici ed ancora credono alle favolette della scuola sicura ; inaccettabile invece è che coloro che ricoprono posizioni di responsabilità sia sedendo sulle poltrone ministeriali sia presso gli enti locali, mettano ancora in dubbio il ruolo svolto dalla scuola come strumento di diffusione della Covid 19 (N.B. Accademia della Crusca si è pronunciata, si dice “La Covid”) e ancor di più che lo mettano in dubbio dei giudici.

Genitori, “esperti”, “virologi” improvvisati, invocano la Calabria come zona gialla con dati fermi al 18 febbraio, in un Regione nettamente candidata già dal Report del I.S.S. del 5 marzo “ad alta probabilità di progressione a rischio alto nelle prossime settimane” … E siamo al 10 marzo e con curva in risalita!

In questo quadro delicato il P. f.f. Spirlì (   a cui suggerisco umilmente di far scrivere le ordinanze al collega Vincenzo De Luca)  si era posto nell’ottica del principio di precauzione richiesta dall’Istituto Superiore di Sanità “sull’innalzamento delle misure di prevenzione del propagarsi dei contagi”, ma tant’è nella Regione italiana ultima in tutto, la Calabria, tale misura non viene accolta favorevolmente.

Ci si rimette ovviamente con rispetto alla decisione del tribunale calabrese: parlano le “carte” sia pure vecchie, i dati incompleti, i ritardi delle Asp che hanno colpe ingiustificabili. Se ne prende atto.

Inaccettabile invece è fare di questa vicenda una guerra ideologica, il continuo sfidarsi a colpi di provvedimenti e ricorsi, il continuo rimandare interventi necessari almeno per la scienza. E’ davvero singolare la posizione di chi continua a volere la scuola aperta: per cosa? Per puntiglio?  Per una stupida questione di principio? Magari nascondendosi dietro un diritto allo studio che sì è necessario, ma che non viene disatteso certo dalla scuola in didattica a distanza. Chi continua a fomentare le istanze di una scuola in presenza offende anche la scuola stessa e chi ne fa parte. La scuola non è chiusa, è aperta, cambia semmai la modalità di insegnamento e di erogazione di un servizio che soddisfa appunto il diritto allo studio. Questo viene dopo e sottolineo dopo, il diritto alla salute!

La didattica in presenza è ovvio che sia il non plus ultra ( il massimo) per l’apprendimento e non solo, ma non ora, non quando mezza Italia sta cadendo sotto i colpi della pandemia. Non in una regione dove gli insegnanti in queste ore stanno ricevendo, forse, le prime dosi di vaccino. Non in una scuola tutta, in Italia, dove i protocolli pensati si sono rivelati inutili per la maggior parte dei casi.

Che la DID o la DAD che dir si voglia abbia i suoi limiti è innegabile soprattutto per i bambini più piccoli, tutti noi vogliamo la scuola in presenza…Ma a che prezzo? La scuola in presenza solo in sicurezza! Ora la scuola non è sicura. Se il prezzo che bisogna pagare è in termini di vite umane, mi pare assurdo! Errare è umano ma perseverare è diabolico. Tutta una letteratura scientifica, straniera e nazionale, afferma che le scuole sono serbatoio di contagio.

Una sola è la conclusione che si può trarre da questa faccenda ed è che tutti ne usciamo sconfitti. Volere la scuola in presenza in Calabria ci sta già presentando il conto con l’aumento dell’incidenza dei nuovi positivi; nel Comune di Rende ad es. oggi 25 sono le classi in quarantena; in altri comuni calabresi accade la stessa cosa. Si brancola nel buio e nel dubbio. Serve trasparenza, servono vaccini, maggiori forze e strumenti che consentano l’aggiornamento puntuale di dati che ormai giungono con giorni di ritardo, lasciando la strada spianata al virus che così corre veloce. Non dobbiamo inseguire, dobbiamo prevenire!

In questa specie di gara tristemente inutile ci sono solo sconfitti e siamo noi adulti: genitori, politici, avvocati, insegnanti, dirigenti. Tutti. Il prezzo lo pagano come sempre i più deboli travolti, non solo dalla Covid, ma anche dalla presunzione e dall’arroganza dei grandi.

Luisa Loredana Vercillo

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