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Magia per le vie di Arcavacata con la terza edizione del Presepe Vivente

15750348_10206825907801048_822339181_nARCAVACATA DI RENDE (COSENZA) – “Quando il Dio-Bambino, che nelle sue Manine teneva il Mondo intero, le protese compassionevole alla Madre, terra e cielo si fermarono in somma venerazione. Quando colui che era venuto a scaldare con il suo amore tutte le creature assiderate dal freddo della morte si scaldava al fiato del bue e dell’asino legati nella stalla, anche gli alberi vegliavano” scriveva Pavel Florenskij.

La magia si rinnova. Si è appena concluso, infatti nel centro storico di Arcavacata, lungo Via R.Salerno, la terza edizione del presepe vivente. Replicato il successo di pubblico per una manifestazione a cui hanno preso parte un gran numeri di figuranti, circa 50. Ad occuparsi dell’attenta organizzazione, nella preziosa cornice fornita dalle vecchie ma suggestive abitazioni del paese, l’Associazione “L’Aquilone”. Sono scesi in strada i giovani, e le famiglie dell’Associazione insieme agli operatori pastorali ed i volontari della comunità di Santa Maria della Consolazione, il cui parroco è don Michele Buccieri. La chiusura al traffico del centro storico di Arcavacata, ha permesso ai numerosissimi visitatori di muoversi agevolmente tra le vie del paese per partecipare con entusiasmo all’iniziativa.

La realizzazione dell’evento è stata possibile grazie alla collaborazione dell’intero paese che ha partecipato generosamente, mettendo a disposizione le abitazioni più vecchie e caratteristiche e fornendo, “gli attrezzi” degli antichi mestieri: l’arrotino, il falegname, l’ortolano, il maniscalco, l’esattore delle tasse, le lavandaie, lo scriba, l’immancabile cantina con il suo oste sono solo alcune delle tante scene presepiali che hanno trovato collocazione lungo la via principale e le abitazioni; curate nei dettagli rimandano il visitatore ad un salto nel tempo passato.

imageEd ancora Erode con la moglie Erodiade e le sue ancelle nel lusso del Palazzo circondato dai centurioni. Quanti Erodi sul nostro cammino che cercano di opporsi al­la verità, confondere la verità, ma mai fermarla, perché es­sa vincerà comunque anche se debole come un bambi­no. Quel re, quell’Erode, uccisore di sogni ancora in fasce, è dentro di noi: è il ci­nismo, il disprezzo che distrugge i sogni del cuore. Ma ecco che poco più sopra del trono del re, nella piazza, quasi in un cantuccio, si erge ampia la scarna ma accogliente capanna che da riparo alla Sacra Famiglia.an

Anna Maria Passarelli e il campione olimpico Giovanni Tocci, nelle vesti di Maria e Giuseppe sono circondati dai piccoli angioletti che vegliano il bambino portato dal parroco in processione e consegnato a questi particolari custodi; il bue e l’asinello attirano l’attenzione dei bambini che vedono materializzarsi le statuine del presepe in carne ed ossa; tenero l’asinello che continua indisturbato a ruminare mentre poco più in là altri animali fanno da cornice con i loro tipici versi. Accanto alla grotta creata con grande maestria dall’artista Giuseppe Settino, ecco la locanda che, il Vangelo racconta, negò il riparo ai viandanti di Nazareth. Volutamente la costruzione si erge più alta rispetto alla capanna ma meno ampia, meno accogliente, spoglia, priva di visitatori, a ricordare che era pur sempre un luogo di ricovero ma quel luogo era senza amore e senza calore umano.

imageChe Natale sarebbe infatti senza il Presepe? Il Presepe che si viene a comporre intorno a Maria, a Giuseppe, al bambino, è l’immagine struggente delle nostre povertà, ma anche delle nostre tenerezze. Ci restituisce una dimensione più vera, ci mette dinanzi a ciò che conta veramente. Un Natale essenziale ha chiesto Papa Francesco. Il Presepe ci restituisce il valore dell’accoglienza: Maria e Giuseppe, il loro piccolo, furono profughi, clandestini, migranti per i quali, non c’era posto.

Le fiamme tremolanti dei bracieri, l’odore acre del fumo, i profumi dei cibi preparati, le voci, i gesti e le parole degli uomini e donne affacciati alle loro botteghe hanno proiettato il visitatore in un suggestivo salto di 2000 anni, le strade riportano a quelle polverose della Galilea. Dio cammina nelle nostre vie, nelle vie della Storia ed anche in questo tempo c’è chi non trova posto.

Arrivano i Re Magi a chiudere la serata del Presepe Vivente, arrivano nelle loro vesti sontuose da tre continenti diversi: ci ricordano che la salvezza è per tutti che ognuno deve cercare la propria strada, che bisogna saper correre dietro ad un sogno, ad un’intuizione del cuore, fino a provare “una grandissima gioia” dinanzi alla capanna. Dietro ai Magi accorrono i figuranti uomini e donne, vecchi e bambini come un’umanità in processione, in cammino. E tutti guardano verso la Capanna, allungano il collo per vedere, per vederlo, quel Bambino. Mi verrebbe da chiedere loro: avete trovato il Bambino, l’avete visto? Ho trovato il Bambino?

Eccoci qui, in un presepe vivente; siamo “vivi” ma piccoli piccoli con le nostre debolezze e fragilità, presi dai nostri torpori, dai nostri pensieri, dai nostri desideri. Siamo dinanzi ad un bambino, piccolo piccolo, nudo, coperto da un candido panno. Ci ricorda che Dio, l’Onnipotente da grande che era, si è fatto piccolo in Gesù; si è fatto carne perché il cielo stellato e limpido che fa da cornice anche questa sera scendesse sulla Terra.

Luisa Loredana Vercillo

In prossima pubblicazione galleria fotografica dell’evento

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